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Gaia Piccardi, inviata a Melbourne
L’ex allenatore di Jasmine Paolini: «In Australia, in quelle condizioni, se sbagli una virgola sono guai. Occhio a Djokovic: crede di poter vincere il 25esimo Slam»
«Io i crampi li ho avuti una volta sola in vita mia: proprio a Melbourne, nel 1996, al primo turno dell’Australian Open contro Draper. Faceva un caldo feroce. Polpacci, cosce, quadricipiti: avevo entrambe le gambe paralizzate, non riuscivo a muovermi, proprio come Sinner con Spizzirri. Riuscii a vincere 9-7 al quinto set, non so nemmeno io come…».
Renzo Furlan, ex top 20, tecnico e commentatore, ormai è certo che Jannik patisca la miscela caldo-umidità: c’era il modo di prevenire un’altra crisi fisica?
«In Australia, in quelle condizioni ambientali, se sbagli una virgola sono guai. Basta idratarsi un pelino meno del necessario, per scatenare i crampi. Non credo fossero nervosi, semplificherei. L’anno scorso ha giocato 64 match, ha avuto i crampi solo a Shanghai. Gli sono costati la riconquista del n.1 ma non ne farei un caso. Non vedo problemi endemici».
Jim Courier, qui a Melbourne, introduce il tema dell’alimentazione e suggerisce che Jannik potrebbe seguire l’esempio di Djokovic anche nello sperimentare una dieta senza glutine.
«Analisi intelligente, mi piace. Però Novak aveva enormi problemi di allergie, la situazione di Sinner è diversa. Secondo me, nel suo modo silenzioso, qualcosa del genere Jannik lo sta già facendo».
Gli allenamenti a porte chiuse sono sempre più frequenti: qual è la ratio?
«Un ingegnere della Ferrari mi spiegò che si lavora a porte chiuse non perché si abbia qualcosa da nascondere ma per mostrare il meno possibile. Il giorno dopo i crampi, Sinner non voleva dare informazioni. Fa parte del suo concetto di privacy, lo capisco. Lavora tranquillo e si leva un po’ di curiosità di dosso. Anche questa è strategia».
Luciano Darderi, nel derby degli ottavi, può minacciarlo?
«Per me Darderi è da primi dieci. Si è evoluto dalla terra, è giovane e in progresso: ha molto margine. E poi non guarda in faccia nessuno: entrerà in campo con l’atteggiamento di Spizzirri. Buon dritto, sa far male con il servizio, ha un tennis intenso. Se la giocherà, poi certo battere Sinner in forma richiede l’impresa».
È il primo Slam della stagione: vede cambiamenti nel gioco di Sinner e Alcaraz, i due predestinati?
«Io grandi cambiamenti, rispetto all’anno scorso, non ne vedo. Entrambi hanno un’identità molto ben definita, la fisionomia del loro tennis resterà questa con piccoli adattamenti, spesso impercettibili. Per ora i valori del 2025 sono confermati, cioè due giocatori superiori a tutti gli altri».
Non è che sopravvalutiamo i poteri dell’off season?
«Alla fine di una stagione lunghissima, servono due settimane di stacco totale, senza racchetta. Prima dell’Australia restano tre settimane. Per come lo vedo io, l’off season è il periodo in cui rigeneri le energie mentali ma è troppo breve per impostare un lavoro tecnico che ti cambi radicalmente».
Alcaraz però ha un po’ djokovicizzato il servizio: non è incredibile che, a quasi 39 anni, il vecchio Djoker resti un benchmark?
«Jannik e Carlos lo sentono molto presente. E lo è: l’anno scorso nelle semifinali Slam ha perso solo da loro due. Il Djoker crede ancora di poter conquistare il titolo Slam numero 25: è motivatissimo. E loro sanno di dover dare il meglio per batterlo».
Sinner con Vagnozzi e Cahill ha un vantaggio su Alcaraz senza Ferrero?
«Mi ha stupito la tempistica del divorzio ma è troppo presto per dire se ci saranno ripercussioni. Jannik e Carlos sono due schiacciasassi: le scelte difficili non li scalfiscono. Uno deve difendere il doppio titolo australiano, l’altro deve vincere lo Slam che gli manca. Difficile immaginarsi una finale diversa da Sinner-Alcaraz».
26 gennaio 2026 ( modifica il 26 gennaio 2026 | 07:10)
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