di
Guido De Franceschi
Il 44enne Frey, che un tempo alcuni consideravano troppo moderato, ha trasformato la città del Minnesota nella «bestia nera» nera di Donald (spalleggiato dal governatore dello Stato, Walz)
Nelle ultime ore, il presidente americano Donald Trump ha scritto sul suo social Truth una serie di post in cui sottolinea come le operazioni anti-immigrazione da parte degli agenti dell’Ice e della Border Patrol vadano lisce come l’olio quando si svolgono nelle città e negli Stati governati da politici del suo partito («In Texas, Georgia, Florida, Tennessee e Louisiana, cinque stati governati dai repubblicani, nel corso dell’ultimo anno l’Ice ha arrestato 150.245 criminali stranieri clandestini – e questo ha provocato ZERO proteste, disordini e caos. Come mai? Perché l’Ice e le forze di polizia locali hanno cooperato»), mentre lo stesso non avviene nelle città e negli Stati dove governano i democratici che «si STANNO RIFIUTANDO di collaborare con l’Ice e stanno di fatto incoraggiando gli Agitatori di Sinistra a ostacolare illegalmente le operazioni con cui gli agenti cercano di arrestare quelle persone che sono costituiscono il Peggio del Peggio».
In uno di questi post in cui si rivolge direttamente «a TUTTI i governatori e sindaci democratici degli Stati Uniti», Trump fa però esplicito riferimento solo a due di loro: a Tim Walz, il governatore del Minnesota, e a Jacob Frey, il sindaco della più grande città di quello Stato, Minneapolis, che da settimane è al centro delle cronache per l’uccisione di due cittadini americani – Renee Nicole Good e Alex Pretti – da parte degli agenti. E ieri anche il segretario del dipartimento della Guerra, Pete Hegseth, ha scritto: «La leadership del Minnesota si deve vergognare».
Il Minnesota e Minneapolis non sono, per Trump e per i suoi, un «bersaglio» casuale. Il governatore Walz (che Kamala Harris, l’avversaria del tycoon nelle elezioni presidenziali del 2024, aveva scelto come suo vice) e il sindaco di Minneapolis Frey sono solo la punta dell’iceberg di uno Stato che, circostanza rara nel Midwest, continua a sottrarsi al canto delle sirene della propaganda Maga. La giornalista Emily Witt ha scritto qualche giorno fa sul New Yorker: «Sono cresciuta a Minneapolis, una città che è finita su tutte le prime pagine per il suo attivismo dopo l’assassinio di George Floyd da parte di un agente di polizia, avvenuto nel 2020. Se sei cresciuto a Minneapolis e poi ti sei trasferito altrove, ci sono due cose che ti appaiono come delle verità evidenti: in qualunque altro posto l’inverno non è una roba seria e in nessun’altra città la politica sembra essere altrettanto ostinatamente progressista – neppure a New York o Los Angeles, due roccaforti democratiche dove ho passato molti anni della mia vita adulta».
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E proprio il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ormai al suo terzo mandato, sta diventando un punto di riferimento per l’intera sinistra americana. Ma non è sempre stato così. Nato nel 1981 da una coppia di ballerini professionisti e cresciuto a Oakton in Virginia a un passo dal Washington D.C., Frey, dopo aver studiato in Pennsylvania alla Villanova Law School, si è trasferito a Minneapolis nel 2011. Cinque anni prima gli era capitato di correre una maratona in quella città e gli era sembrata un posto in cui non sarebbe stato male andare a vivere. E nel 2018 Frey è diventato sindaco di Minneapolis per il Partito democratico, che in realtà in Minnesota mantiene la denominazione, molto mid-western e un po’ fané, di Democratic-Farmer-Labor Party (Partito Democratico-Contadino-Laburista).
Due anni dopo, il sindaco si è trovato a gestire il già citato assassinio di George Floyd, in seguito al quale riprese enorme vigore, in tutti gli Stati Uniti, il movimento Black Lives Matter. Non è stata un’impresa semplice. In quel frangente Frey seppe gestire bene le emozioni collettive, mostrando grande empatia con i manifestanti e prendendo una posizione molto netta contro i comportamenti violenti, già allora molto frequenti, da parte degli agenti.
Ma poi si dichiarò contrario allo smantellamento del dipartimento di polizia come gli chiedeva una parte della piazza, con gli attivisti più radicali che avevano adottato lo slogan «Abolish the police!». E questo fece sì che qualcuno lo etichettasse come troppo moderato.
Nelle ultime settimane, però, con la sua contrapposizione frontale a Trump, Frey è tornato a essere un’icona di tutta la sinistra, anche grazie al linguaggio poco istituzionale usato all’indomani della morte di Renee Nicole Good, per invitare Trump a interrompere i rastrellamenti di immigrati in corso in Minnesota e a ritirare gli agenti dell’Ice dalla sua città. «Andatevene da Minneapolis, dovete levarvi dai coglioni… Non vi vogliamo qui», ha detto Frey in quell’occasione, definendo «stronzate» le ricostruzioni del dipartimento della Sicurezza interna su come fosse avvenuta la morte dell’attivista. Non è tardata la replica di Trump, affidata ai social il 16 gennaio: «I Facinorosi, gli Agitatori e gli Insurrezionalisti sono, in molti casi, dei professionisti molto ben pagati», ha scritto il presidente, aggiungendo che «il governatore (Walz, ndr) e il sindaco (Frey, ndr) non sanno che cosa fare e hanno totalmente perso il controllo».
Intanto, in quegli stessi giorni, il dipartimento di Giustizia ha aperto un’inchiesta su Walz e Frey, accusandoli di aver cospirato per impedire l’attività degli agenti dell’Ice. «Questo è uno Stato blu (cioè, democratico, ndr) con un sindaco blu e un governatore blu», ha detto Frey a Ruby Cramer del New Yorker. E quella che Trump sta mettendo in atto a Minneapolis, ha aggiunto il sindaco, «è un’esibizione. Un’esibizione molto pericolosa».
Poi, in una conferenza stampa all’indomani dell’uccisione di Pretti, Frey si è di nuovo rivolto a Trump chiedendogli di ritirare gli agenti dell’Ice da Minneapolis. «Quanti altri residenti, quanti altri americani devono morire o ricevere gravi ferire prima che queste operazioni abbiano termine?», ha chiesto il sindaco. «Quante altre persone devono perdere la vita prima che l’amministrazione si renda conto che una narrazione politica e faziosa è meno importante dei valori americani?». E ha poi continuato dicendo di essere stufo di sentirsi dire che spetta ai soli amministratori locali abbassare la temperatura della situazione e ricordando che 15.000 persone avevano appena manifestato pacificamente nella sua città, senza violenze e senza neppure un vetro rotto. «Queste proteste pacifiche incarnano i veri principi su cui sono fondate sia Minneapolis sia l’America, mentre gli agenti non indentificati e mascherati che stanno occupando le nostre strade sono ciò che indebolisce il nostro Paese e corrode la fiducia nelle forze dell’ordine e nella stessa democrazia». E sono frasi, queste, che assomigliano a un vero e proprio manifesto politico.
26 gennaio 2026 ( modifica il 26 gennaio 2026 | 14:04)
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