ROVIGO – Se tre indizi fanno una prova, o un indizio più grande, tra Federazione e Lega italiana rugby si sta incrinando qualcosa. Emergono per la prima volta segnali di scarsa sintonia e di contrasto. È un dato significativo politicamente. Perché per l’elezione di questa governance della Fir l’alleanza dei club di serie A Elite, poi sfociata nella costituzione della Lega, è stata fondamentale, se non decisiva.
Con tanto di simbolica presentazione della candidatura a presidente di Andrea Duodo allo stadio “Battaglini” di Rovigo. Qualcosa sta cambiando nei rapporti? I primi due indizi sono indiscrezioni non ufficiali, che trapelano da fonti attendibili legate ai club e alla federazione.
1) La Fir avrebbe ridotto di 30 mila euro il montepremi complessivo alle società che vincono campionato, Coppa Italia e raggiungono i play-off. Da 260 mila euro a 230 mila euro circa. In tempo di bilanci in rosso, il consuntivo Fir 2024 approvato dal Coni è stato pubblicato lunedì con un disavanzo di 6.672.907,94 euro, è normale chiedere sacrifici a tutti. Ma se c’è un campionato di Serie A Elite da rilanciare, se ci sono dei club da aiutare a renderlo più competitivo, un taglio del genere va in controtendenza con quanto sempre dichiarato finora. Si poteva tagliare altrove. Ad esempio nei circa 800.000 euro di incarichi federali che sarebbero stati approvati nell’ultimo consiglio federale.
2) Il consiglio federale doveva assegnare alla Lega l’organizzazione delle prossime finali di Coppa Italia e di Soldadria Serie A Elite, in modo che la macchina organizzativa e la scelta degli stadi potesse partire in tempo a gennaio. Siamo a fine mese e non si sa nulla. La Fir avrebbe dato l’ok solo per la finale di coppa (a Reggio Emilia?) e non a quella di campionato, nonostante i positivi riscontri del 2025. Perché?
LA DICHIARAZIONE
3) Il terzo indizio, invece, è una dichiarazione esplicita sui club di Serie A Elite. L’ha rilasciata su Youtube al blog “Pillole ovali” Gianni Fava, neo presidente delle Zebre franchigia federale, rappresentante della Fir a World Rugby, delegato a tenere i contatti con la Lega. Mica uno qualunque, quindi. Cosa l’ha delusa nei suoi primi mesi alle Zebre, gli è stato chiesto? «La cosa che mi ha deluso è il rapporto con i club d’Elite. Mi aspettavo che ci fosse più maturità. E invece non c’è. Prevale un’idea quasi competitiva nei confronti della franchigia. Dovrebbe essere un elemento terminale e non di rottura o di contrapposizione. Trovarmi nella condizione di dover fare un’offerta contrattuale a un giovane di belle speranze italiano di formazione, con un club d’Elite che rilancia di 5 o 10 mila euro per portarselo via, è una cosa che non ha né capo né coda. In altri contesti questo non avverrebbe. In Galles e in Irlanda sarebbe impensabile. Dove esiste il sistema delle franchigie non esiste niente del genere. (…) Questo è un tema di crescita culturale non banale. E non è di facile soluzione. Perché questo percorso non puoi imporlo e risolverlo politicamente». Cosa ne pensano Rovigo e gli altri club?