L’ambasciatore Giansanti: «I Pasdaran nella lista nera un passo inevitabile, ma così si mette uno stop definitivo al dialogo»
«E’ una reazione comprensibile e inevitabile» dinanzi alla brutalità della repressione del regime, che porta con sé però il rischio di uno stop definitivo a ogni canale di dialogo, senza tralasciare la difficoltà di dare seguito a una decisione che colpisce «una struttura dello Stato che pervade tutti i gangli vitali» della Repubblica islamica. Luca Giansanti, ex ambasciatore a Teheran ed ex direttore generale per gli Affari politici della Farnesina, commenta così con l’Adnkronos l’annuncio del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che giovedì proporrà ai colleghi dell’Ue di inserire il corpo dei Guardiani della rivoluzione nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. «Della designazione dei Pasdaran come entità terroristica si discuteva da tempo, non andava avanti per motivi politici e per motivi giuridici. Adesso questi ultimi sono venuti meno», dice Giansanti, rimandando a una sentenza di un tribunale di Duesseldorf del 2023, che ha condannato un tedesco-iraniano per aver pianificato un attacco organizzato da un’agenzia legata ai Guardiani. «Prerequisito giuridico necessario anche se non sufficiente era una pronuncia di una corte di un Paese membro, dunque adesso c’è anche la base legale» per avviare quella procedura, sottolinea l’ex diplomatico, nel corso della sua carriera anche ambasciatore al Cops (Comitato politico e di sicurezza) a Bruxelles, che si occupa delle sanzioni. Politicamente, poi, dopo «l’orrore» dei giorni scorsi, con l’uccisione «brutale» di migliaia di persone, non si poteva più non reagire: secondo Giansanti, «la presa di posizione italiana è comprensibile», anche alla luce delle difficoltà della comunità internazionale di «sostenere da fuori chi protesta». «E’ una reazione comprensibile e anche inevitabile», insiste, sottolineando allo stesso tempo che la decisione di inserire i Pasdaran fra i gruppi terroristici «rischia di chiudere ogni canale di dialogo con Teheran, che invece sarebbe necessario mantenere sul nucleare».