di
Adriano Barrì
UniCredit e Leonardo tra i best performer in carica ancora promettenti Mentre se ci sarà la rotazione settoriale verrà l’ora di Amplifon e Nexi
Con il 2025 ormai alle spalle, la tentazione naturale è archiviare l’anno come «semplicemente positivo». Ma sarebbe riduttivo. Piazza Affari si è presa un posto stabile tra le migliori borse europee, in un contesto in cui l’inflazione nell’Eurozona è rientrata vicino al bersaglio della Bce e Francoforte ha accompagnato il processo tagliando i tassi nel corso dell’anno (a giugno 2025 quello sui depositi è stato portato al 2%). In mezzo, però, c’è stata anche la classica scossa a ricordare che i mercati non vanno mai in linea retta: la fase di volatilità legata ai dossier commerciali statunitensi e al tema dazi, torna ciclicamente a destabilizzare il sentiment.
L’indice Ftse Mib ha messo a segno nel 2025 un progresso del +31,5%, un’accelerazione che cambia il senso del bilancio rispetto al 2024: non è stato solo un anno di recupero, è stato un anno di leadership.
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Un rialzo non omogeneo
Ed è qui che entra il secondo livello di lettura: la performance dell’indice è stata ampia, ma non omogenea. Come spesso accade nei mercati Toro, la festa è stata guidata da poche storie molto forti, mentre altre hanno vissuto un anno da comprimarie, pronte però a tornare interessanti nel 2026 se il contesto restasse costruttivo e la rotazione settoriale riprendesse vigore. L’Economia ha messo in rassegna le blue chip, distinguendo tra chi ha guidato la corsa e chi potrebbe provare a riprendersi la scena. Tra i protagonisti non mancano nomi che raccontano bene il romanzo di quest’anno.
Cantieri e banche
Fincantieri è uno dei simboli del rally, con una performance 2025 a tre cifre e un mercato che continua a prezzare la visibilità del ciclo ordini e l’effetto leva operativa, pur con multipli meno attraenti che in passato. Un contesto che ha spinto Mediobanca Research ha rivedere da 27 a 23 euro il prezzo obiettivo, confermando però la raccomandazione outperform. Gli analisti hanno rivisto al ribasso le loro stime «per riflettere un più graduale profilo di crescita nel periodo del piano», abbinato a maggiori spese per investimenti.
Nel risiko e nel salto di categoria del settore finanziario, UniCredit resta un’altra cartina di tornasole: è stata tra le migliori anche nel 2025, sostenuta da una narrativa che combina remunerazione, disciplina sul capitale e appeal strategico in un’Europa dove le partite di consolidamento non sono finite. Non a caso Morgan Stanley ha da poco alzato da 76 a 82,6 euro il prezzo obiettivo, confermando la raccomandazione equal weight. «Alta qualità e valutazione bassa del titolo, ma i catalizzatori restano incerti», si legge in un report, secondo cui è necessaria maggior chiarezza sull’allocazione di capitale e le opzioni strategiche.
Sul fronte difesa e sicurezza, Leonardo continua a recitare il ruolo da beneficiaria strutturale di un mondo più instabile, con investitori disposti a pagare visibilità e crescita. Ma l’altra metà della fotografia, per chi ragiona già sul 2026, è forse ancora più interessante: i titoli da riscoprire.
Dalla salute alla mobilità
Qui il filo rosso non è l’assenza di qualità, ma la presenza di un prezzo che nel 2025 non ha raccontato tutta la storia. Amplifon, ad esempio, resta nel gruppo delle azioni che hanno faticato: e proprio per questo, se la fase macro diventasse più favorevole ai consumi e ai business difensivi di qualità, potrebbe tornare nel radar. Lo stesso vale per Nexi: il 2025 non l’ha premiata quanto altri comparti, ma il tema strutturale dei pagamenti digitali non è sparito, e in più un dividend yield elevato può diventare un catalizzatore per gli investitori che cercano «tempo pagato» mentre aspettano il rerating.
E poi c’è Stellantis: un titolo che, dopo una fase difficile, torna ciclicamente al centro dell’attenzione quando il mercato riapre il dossier value, soprattutto se una cedola robusta contribuisce a rendere più sopportabile l’attesa di un recupero delle quotazioni. Recupero atteso da Banca Akros, che conferma la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 12 euro dopo i dati sulle vendite negli Usa nel quarto trimestre 2025. Gli esperti sottolineano che il gruppo ha segnato il secondo trimestre consecutivo di crescita e negli ultimi tre mesi dell’anno.
In mezzo a questi due blocchi, leader e ritardatari, si muove il vero punto di equilibrio per il 2026: capire se il rally resterà concentrato su banche, difesa e alcuni industriali globali, oppure se la discesa dei tassi (già avviata nel 2025) continuerà a cambiare i pesi relativi, riportando flussi su utility, consumi e tecnologia europea.
26 gennaio 2026
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