di
Francesco Bertolino

Dopo aver più che raddoppiato il suo valore nel 2025, l’oro ha iniziato l’anno con un rialzo del 16%. Il fattore Trump e il boom dell’argento

Donald Trump ama l’oro: lo ha utilizzato per rivestire lo Studio Ovale e per magnificare alcune sue iniziative (la Gold Card, il Golden Dome, la Golden Fleet). L’amore sembra ricambiato: da che il magnate è tornato ufficialmente alla Casa Bianca, il prezzo del metallo prezioso ha iniziato una lunga tendenza al rialzo. Dopo aver aumentato del 67% il suo valore nel 2025, l’oro ha iniziato l’anno con un rialzo del 16% che l’ha portato ieri a superare per la prima volta i 5000 dollari all’oncia per poi chiudere a 5090 dollari. Record anche per l’argento che è salito del 13,6% a 117 dollari l’oncia, registrando il maggior balzo in avanti dal 2008 e portando al 282% il guadagno negli ultimi 12 mesi.

Il fattore Trump

Merito (o colpa), anzitutto, delle politiche commerciali muscolari e delle iniziative militari aggressive intraprese dall’amministrazione americana che hanno aumentato l’incertezza geopolitica globale, spingendo gli investitori a cercare riparo nel bene rifugio per eccellenza. Negli ultimi giorni, poi, le tensioni sul debito pubblico giapponese e le voci di un intervento della Federal Reserve Usa a sostegno dello yen hanno portato a un ulteriore indebolimento del dollaro, di norma associato a un rafforzamento dell’oro.




















































Gli acquisti delle banche centrali

Le banche centrali, per la verità, hanno iniziato a comprarne a piene mani sin dal 2022, anno dell’inizio della guerra in Ucraina. Gli acquisti hanno accelerato negli ultimi 12 mesi a causa dell’acuirsi delle tensioni fra Stati Uniti e resto del mondo. Da gennaio a novembre 2025 le autorità monetarie hanno aggiunto 297 tonnellate di oro ai loro forzieri nello sforzo di diversificare le loro riserve dal dollaro che, per ragioni geopolitiche e finanziarie, è considerato sempre meno affidabile. L’attesa è che nel 2026 gli acquisti proseguano, alimentando la corsa del metallo giallo che, fra l’altro, ha accresciuto il valore delle riserve d’oro della Russia di oltre 216 miliardi di dollari da febbraio 2022, somma sufficiente a compensare gli attivi finanziari congelati in Europa dopo l’invasione dell’Ucraina.

L’ingresso nel mercato dei family office

L’anno scorso, però, le banche centrali hanno iniziato a competere per l’oro con altri acquirenti. Spaventati dall’aumento della conflittualità mondiale, infatti, gli investitori individuali stanno incrementato la loro esposizione al metallo giallo tanto che su Google sono esplose le ricerche con chiave «dove conservare l’oro». Nel 2025 gli etf dedicati al metallo prezioso hanno così attratto flussi di investimento per oltre 89 miliardi di dollari. E adesso anche i grandi family office stanno entrando sul mercato per proteggere le loro ricchezze dal rischio percepito di un aumento della volatilità finanziaria e di «spiazzamento» del dollaro. «Negli ultimi tre anni le persone sono diventate molto più preoccupate per la traiettoria del debito a lungo termine», ha detto John Reade, manager del World Gold Council. «Questo timore è particolarmente avvertito nell’ambito dei family office che pensano alla protezione del patrimonio generazionale, più che al breve termine». Come a dire che l’apprezzamento dell’oro non è un fenomeno estemporaneo, ma una tendenza destinata a durare — fra alti e bassi — nel tempo.

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26 gennaio 2026 ( modifica il 26 gennaio 2026 | 20:02)