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J-Ax, vero nome Alessandro Aleotti, si presenta al Festival di Sanremo 2026 da solo, con Italian starter pack. «L’idea – racconta a La Repubblica – è che siamo stati colonizzati dagli americani ben prima della Seconda guerra mondiale». Ed è quello che canterà, cercherà di spiegare con la sua musica. Musica che ha fatto in passato al fianco anche di Pino Daniele (««Con Pino avevamo realizzato due o tre pezzi…») ed Enzo Jannacci. «Fu merito di suo figlio Paolo. Io ero fan di Enzo, conoscevo a memoria le sue canzoni. Mi coinvolse in una cover punk di Veronica, che a suo padre piacque. Poi un giorno mi dice: “Io e papà stiamo registrando Disperato, vuoi fare una strofa? Sono andato in ansia, per un mese ho scritto rime su rime. A un certo punto Paolo mi chiama e mi dice: “Stiamo venendo da te”. Arrivano e io gli leggo le rime ed Enzo a ogni parola sussultava. Mi disse: “Hai una voce fatta per sovrastare i rumori della metropoli”. Ed è la cosa più bella che mi abbiamo mai detto. Ha raccontato tutta la mia storia in una frase». 

Fedez

Ha collaborato, ci ha litigato per poi riconciliarsi anche con Fedez. Ma di lui «non voglio parlare di lui e non voglio prestarmi a questo gioco.

Quello che dovevamo dire lo abbiamo detto». 

La droga e la depressione

J-Ax a La Repubblica torna a parlare invece del momento buio che ha vissuto in prima persona tra alcol, droghe e depressione. Il momento peggiore?«Dopo la fine degli Articolo 31 musicalmente ho temuto. Ci ho messo un bel po’ per riemergere nel mainstream. Avevo anche paura di essere troppo vecchio, l’età in questo mondo conta tantissimo, per la sintonia col pubblico che è giovanissimo. Anche sul piano personale ero crollato. Ma in realtà la cosa più subdola è arrivata con la pandemia: pensavo di stare bene, ma in realtà ero depresso, non capivo più niente. Uso una metafora: non coglievo più il significato dei film. E avevo rotto molti rapporti. In più avevo un bambino e non sapevamo più se il mondo sarebbe tornato quello che conoscevamo. Con la droga almeno sai a chi dare la colpa».

Amici

Musica e televisione con la convizione che «l’unico talent che ancora riesce a dare una carriera è Amici. Quando ho partecipato sono stato totalmente assorbito da quella bolla: se mi eliminavano un ballerino piangevo tutta la notte. A The voice pensavo di poter cambiare tutto e con Suor Cristina pensavo pure di esserci riuscito. Ma non avevo cambiato niente, anzi».


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