“Grazie per averci accolti in questa cattedrale, nel cuore di Firenze, nel ricordare Commisso, mio padre – dice il figlio, che parla dopo la madre -. Un uomo che ha reso orgogliosa la città. Gli abbiamo detto ciao negli Usa, ma adesso lo facciamo a Firenze, perché il suo cuore era qui. Non dimenticherò il suo primo giorno al Franchi, lui in campo mentre guardava la gente di Firenze. Disse semplicemente ‘Vi voglio bene’. In questi giorni abbiamo visto qualcosa che non dimenticheremo. In un biglietto c’era scritto ‘Grazie Rocco‘. E ho sentito profondamente questo affetto. Nacque in Calabria, da una famiglia che gli ha trasmesso grandi valori. Era un uomo straordinario, profondamente legato alle persone che amava. Costruì Mediacom dal niente. Non gli importavano i titoli, voleva che tutti lo chiamassero Rocco. Non presidente, ma Rocco. Poi venne a Firenze e comprò la Fiorentina. Scelse Firenze per ridare al football quello che aveva ricevuto. E costruì una casa per dare le fondamenta al futuro. Era orgoglioso della maglia e dello spirito di Firenze. In pochi anni la squadra è tornata dove le competeva. Firenze può sognare ancora. Ha vissuto le notti delle finali come voi tifosi. Diceva: ‘Gestire Mediacom è dura, ma gestire la Fiorentina è ancora più dura. Ma la amo’. Il Viola Park è la casa per tutte le squadre della Fiorentina. E ha una cappella dedicata a Santa Caterina. Mio padre amava questa famiglia viola. Chi lavorava con lui non si sentiva un dipendente ma un amico. Rispettava tutti, dal presidente all’ultimo degli impiegati. Firenze è stata la città che lo ha accolto e amato. Voleva dire ciao a questa città. Gli abbiamo fatto una promessa: “Continueremo a costruire la Fiorentina con visione. La Fiorentina verrà sempre per prima. Continueremo sul sentiero che abbiamo intrapreso con umiltà e cuore”.

Giuseppe Commisso, figlio di Rocco, ricorda il padre nella cerimonia in Duomo (Giuseppe Cabras/New Press Photo)