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Gaia Piccardi, inviata a Melbourne
Jannik rappresenta la logica, Lorenzo la poesia. Per il quinto Slam di fila ci sono due azzurri nei quarti di finale
Di quel 25% di Australian Open made in Italy, Jannik rappresenta la logica e Lorenzo la poesia. Per il quinto Slam di fila ci sono due azzurri nei quarti di finale, Sinner affronta Shelton e Musetti tenta la scalata a Djokovic; è dall’anno scorso, qui a Melbourne, che la quota nostrana presidia il tabellone: con l’eccezione di Sonego (Australian Open 2025) e Cobolli (Wimbledon 2025), sono sempre i fratelli diversi a prendersi la scena.
C’è stato un tempo — gennaio 2019, pare un secolo fa — in cui il predestinato era toscano, monomane, nel braccio destro tutte le rotazioni del mondo: Musetti re junior di Melbourne è stato l’alba di questa impresa favorita dalla fallosità di Taylor Fritz, che proietta il toscano verso la terza posizione del ranking. Ma i sogni nascono anche a Est e dalle montagne dell’Alto Adige, entro la fine di quell’anno, era sceso il talento che si era preso Next Gen a 18 anni: prove tecniche di Grande Slam.
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso. Nemmeno Carlos Alcaraz che di magie ha piena la bacchetta però non ha l’esclusiva degli incantesimi. Musetti strega l’americano Fritz, c’era da vendicare la sconfitta alle Finals, i 34 erroracci gratuiti dell’americano sono un buon viatico però è nella testa il cambiamento vero del toscano, ben assistito in panchina da coach Perlas. Spolmonandosi per agguantare la qualificazione a Torino, Lorenzo ha cambiato stato, da gassoso a solido, mentre Sinner riconquistava il Master iniettando il servizio di percentuali inedite. Il segreto è nelle ore in campo, nella ripetizione di gesti che solo con l’automatizzazione entrano a fare parte del dna di un giocatore.
Musetti all’esame Nole: «Sto crescendo attraverso le difficoltà»
L’etica del lavoro di Jannik, solo una delle specialità di Haus Sinner, è l’elisir a cui oggi tutti si ispirano per non perdere il treno con il destino. Quello di Musetti passa domani, e bisogna salirci per tagliare la linea d’ombra con il veloce all’aperto, immaginandosi di rompere un digiuno con la vittoria che, a livello Atp, manca dal 2022. Djokovic, nemico per l’undicesima volta (9-1 per il serbo) è la sfida che Lorenzo deve vincere. «Prima di Novak, c’è da affrontare la sua personalità — spiega il n.5 —. Nessuno ha più esperienza di lui, che a Melbourne ha vinto dieci volte. Io sento che sto crescendo attraverso le difficoltà: devo imparare ad essere più cinico e cattivo». Nel corridoio del circolo che porta ai campi indoor sono esposte le foto dei campioni Under 18, rivederle fa bene: «Ci sono anche io, primo italiano di sempre. Se mi guardo indietro vedo un bambino con negli occhi la voglia di stare dove sono adesso».
Con Darderi e Cobolli sono quattro gli italiani nei top 25, età media 23,35 anni. Partito con ottime intenzioni, il ragazzo di Buenos Aires è stato travolto. È come se, ogni volta che va in crisi (con Spizzirri, sabato), Sinner volesse cancellare il ricordo negativo dalla memoria collettiva e dalla sua mente con una prestazione d’eccellenza. Dentro la Margaret Court Arena, che è uno stadio interrato e raccolto, il campione uscente è apparso enorme. Schiacciato dalla pressione, Darderi non è riuscito a erigere una resistenza accettabile che gli potesse allungare un po’ la vita: è stato spazzato via. 6-1, 6-3, 7-6 accanendosi su ogni colpo come se fosse l’ultimo, ogni vincente un messaggio ai naviganti: il vero Sinner è il giocatore nel pieno possesso dei suoi talenti, capace di 19 ace (il suo record negli Slam), dell’81% di punti vinti sulla prima, di 46 vincenti e solo 16 errori, non certo il burattino con i crampi che con Spizzirri è stato a un passo dal ritiro. L’arbitro gli ha fatto togliere l’orologio intelligente («Volevo registrare dati, ma è il regolamento, okay»), sul finale ha avuto un calo fisico: «Mi sento abbastanza bene».
Ci sono voluti due set interi a Darderi per prendere le misure a quella furia. Nel terzo Luciano ha ritrovato il servizio, si è issato sul 6-6, sprecando quattro palle break ma annullando due match point. Nel tie break, vinto 7-2, Jannik ha scavato il solco con colpi che suonavano nell’aria bollente di Melbourne come legno secco spezzato da un colpo d’ascia, il lessico famigliare di un montanaro intento a ricostruire le pareti sbrecciate del maso. È lì dentro, nella bolla impermeabile al caldo, ai rumori, alle insidie di un torneo che ogni anno gli riserva il tormento prima dell’estasi, che Jannik Sinner ritrova se stesso e la propria invincibilità.
27 gennaio 2026 ( modifica il 27 gennaio 2026 | 07:06)
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