Sole, superfici roventi e piedi che scottano: l’ex numero 3 del mondo spiega perché giocare agli Australian Open è una delle prove più dure del tennis

Il caldo australiano non è una novità e in questi giorni a Melbourne le temperature elevate stanno tornando protagoniste, riportando sotto i riflettori uno degli aspetti più estremi degli Australian Open: giocare quando il termometro, e soprattutto il campo, diventano quasi ingestibili.

A raccontarlo è stato Ivan Ljubicic, intervistato da Sky, con parole che rendono bene l’idea di cosa significhi scendere in campo in quelle condizioni.

“Sono partite in cui devi solo sopravvivere”

“Il caldo in Australia c’è sempre stato”, spiega Ljubicic. “Arrivano queste giornate difficili da gestire”. L’ex tennista croato racconta di una sua partita disputata contro Bohdan Ulihrach, nei primi anni Duemila.

“Non ricordo esattamente l’anno, forse il 2001, ma persi otto chili. Sono partite in cui devi trovare il modo di sopravvivere, veramente. Il peso l’ho recuperato quattro settimane dopo”.

“Sicuramente non l’ho gestita benissimo”, ammette Ljubicic, “ma quello che credo la gente non si accorga davvero è un altro aspetto”.

Il vero nemico: la superficie

Quando si parla di 40 gradi, spesso si pensa solo alla temperatura dell’aria. Ma per chi gioca a tennis bisogna considerare anche altri fattori.

“Noi parliamo di 40 gradi riferendoci al sole, all’aria”, spiega Ljubicic, “però la superficie sale ancora di più. E ti bruciano i piedi”.

È questo, secondo lui, l’elemento più difficile da gestire: “La temperatura delle scarpe, dei piedi, che cominciano a bruciarti praticamente da subito”.

“Alla fine non si diverte nessuno”

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. “Adesso va un po’ meglio con questa regola dell’indice che calcola quando sospendere le partite”, osserva Ljubicic. “L’abbiamo visto anche con Yannick”.

“Alla fine non si diverte nessuno. Nemmeno il pubblico, che soffre quando fa troppo caldo”.

L’Extreme Heat Protocol degli Australian Open

Proprio per tutte queste ragioni, gli Australian Open hanno introdotto un regolamento specifico: l’Australian Open Extreme Heat Protocol (AO-EHP), pensato per ridurre al minimo i rischi legati allo stress da calore.

Il protocollo si basa su quattro parametri ambientali, misurati in tempo reale:

  • temperatura dell’aria
  • calore irradiato
  • umidità
  • velocità del vento

Questi dati vengono inseriti in un algoritmo che stima la risposta fisiologica dei giocatori alle condizioni climatiche, producendo un valore sulla Heat Stress Scale (AO-HSS), una scala da 1 a 5.

  • 1: condizioni di gioco buone
  • 2: aumento dell’idratazione
  • 3: strategie di raffreddamento
  • 4: pausa prolungata (cooling break)
  • 5: sospensione di gioco

Quando si ferma il tennis

La sospensione degli incontri scatta al raggiungimento di determinate soglie:

  • singolare e doppio (ATP e WTA): valore 5
  • junior: 4,9
  • wheelchair: 4,6

Una volta raggiunto il valore critico, si completa un numero pari di game nel set (o il tie-break) e poi si interviene. Sui campi esterni la partita viene sospesa; nelle arene principali, invece, il tetto viene chiuso e il sistema di refrigerazione resta attivo per il resto dell’incontro. Alla ripresa, i giocatori ricevono almeno 30 minuti di preavviso.

Australian Open heat stressAustralian Open heat stress scale

Quando il campo “scotta”

Per spiegare ancora meglio questa percezione, è sufficiente guardare il video di un raccattapalle che non può neanche appoggiare la mano sul campoperché la superficie è rovente.