Apple aggiorna AirTag senza stravolgerlo, e forse è proprio questa la notizia. A quattro anni dal debutto, il piccolo disco bianco che ha cambiato il modo di cercare chiavi, zaini e valigie entra nella sua seconda generazione puntando su ciò che davvero conta nell’uso quotidiano: si trova da più lontano, si sente meglio, dialoga in modo più esteso con l’ecosistema dell’azienda di Cupertino. Non c’è l’effetto wow dei prodotti che inaugurano una categoria, ma c’è la solidità di un oggetto che ha trovato il suo posto nella vita delle persone e che ora viene rifinito con attenzione quasi artigianale.
Un oggetto diventato abitudine
AirTag è uno di quei dispositivi che, una volta agganciati a un portachiavi o infilati nello zaino, smettono di farsi notare. Finché non servono. Apple lo sa bene e nel comunicato che accompagna il lancio della nuova versione insiste su storie minime ma rivelatrici: strumenti musicali ritrovati poche ore prima di un concerto, bagagli con medicinali salvavita recuperati in extremis. Racconti che spiegano meglio di qualsiasi scheda tecnica perché AirTag sia diventato il prodotto per il tracciamento di oggetti più venduto al mondo.
La nuova generazione non cambia forma né dimensioni. È la stessa moneta spessa pochi millimetri, compatibile con tutti gli accessori esistenti. Ma dentro è diversa, e lo è in modo coerente con la traiettoria recente del gigante californiano: più chip proprietari, più integrazione tra dispositivi, più enfasi su privacy e sicurezza.
Il cuore Ultra Wideband di seconda generazione
Il salto più rilevante è affidato al chip Ultra Wideband di seconda generazione, lo stesso che Apple ha introdotto sugli iPhone 17, sugli Apple Watch più recenti e su altri dispositivi di fascia alta. È questo componente a rendere la funzione «Posizione precisa» più efficace, estendendo il raggio di individuazione fino al 50 per cento in più rispetto al modello precedente.
Nell’uso concreto significa che l’AirTag può essere localizzato con indicazioni direzionali, feedback visivo e aptico da una distanza maggiore. Non solo su iPhone, ma ora anche su Apple Watch Series 9 e successivi e su Apple Watch Ultra 2. Il polso diventa così un vero e proprio radar personale: una vibrazione, una freccia, un numero che scende mentre ci si avvicina all’oggetto smarrito. È una di quelle estensioni naturali dell’esperienza Apple che non fanno rumore, ma che cambiano le abitudini.
AirTag non funziona come un localizzatore GPS tradizionale. Non comunica direttamente con i satelliti, né invia dati su una rete cellulare. Si appoggia invece a una rete distribuita e anonima composta da centinaia di milioni di dispositivi Apple nel mondo. Quando un AirTag è fuori dalla portata dell’iPhone del proprietario, può comunque segnalare la sua posizione sfruttando il passaggio di altri iPhone, iPad o Mac nelle vicinanze, che inoltrano l’informazione in modo cifrato.
È un sistema che, fin dal lancio, ha sollevato domande sulla privacy. Apple ha costruito gran parte della propria narrazione proprio su questo punto, e anche nel nuovo AirTag insiste su crittografia end-to-end e anonimato dei nodi della rete. I dati di posizione non vengono memorizzati sull’AirTag e nessuno, nemmeno Apple, può risalire all’identità di chi ha contribuito a localizzarlo.
Nel nuovo modello, questa architettura resta invariata, ma viene rafforzata dall’estensione del raggio Bluetooth e dalla maggiore efficacia della localizzazione precisa. Il risultato è un oggetto più facile da ritrovare in contesti affollati e complessi, come aeroporti, stazioni o grandi eventi.
Quando l’altoparlante fa la differenza
C’è poi un aggiornamento meno appariscente ma decisivo: l’altoparlante interno è ora il 50 per cento più potente e può essere sentito dal doppio della distanza rispetto alla generazione precedente. Chiunque abbia mai cercato un AirTag incastrato tra i cuscini del divano o nascosto in una tasca dimenticata sa quanto il suono sia importante quanto la mappa.
Apple ha anche introdotto un nuovo segnale acustico, più riconoscibile, pensato per emergere dal rumore di fondo. È un dettaglio, ma racconta bene l’approccio dell’azienda: migliorare ciò che già funziona, limando gli attriti dell’esperienza quotidiana.
Una delle funzioni più interessanti poi non riguarda tanto l’hardware quanto l’integrazione software con iOS. «Condividi la posizione dell’oggetto» permette di fornire temporaneamente l’accesso alla posizione di un AirTag a terze parti fidate, come le compagnie aeree. In pratica, se una valigia non arriva a destinazione, il proprietario può condividere un link di localizzazione con il servizio clienti, facilitando il recupero.
Apple sottolinea che collabora già con oltre 50 compagnie aeree e cita dati di SITA che parlano di una riduzione significativa dei ritardi nella gestione dei bagagli e dei casi di smarrimento definitivo. Anche qui, la condivisione è limitata nel tempo, revocabile in qualsiasi momento e protetta da autenticazione. Dopo sette giorni, l’accesso scade automaticamente.
È un esempio di come AirTag stia uscendo dalla dimensione puramente personale per inserirsi in flussi più ampi, dove la tecnologia dialoga con infrastrutture e servizi. Un terreno delicato, in cui Apple cerca di mantenere il controllo dell’esperienza senza rinunciare alla propria ossessione per la privacy.
Sicurezza e tracciamenti indesiderati
Fin dall’inizio, AirTag ha dovuto confrontarsi con il rischio di utilizzi impropri, in particolare per il tracciamento non consensuale delle persone. La nuova generazione continua a integrare una serie di protezioni pensate per ridurre questo pericolo. Gli identificatori Bluetooth cambiano frequentemente, rendendo difficile un tracciamento persistente, e gli avvisi di rilevamento funzionano anche su piattaforme non Apple.
Se un AirTag sconosciuto si muove insieme a una persona per un periodo prolungato, il sistema invia una notifica e consente di farlo suonare per individuarlo. Non è una soluzione perfetta, e le discussioni su questo tema restano aperte, ma Apple insiste nel presentare AirTag come uno strumento pensato esclusivamente per gli oggetti, non per persone o animali.
Il prezzo resta invariato rispetto alla generazione precedente: 35 euro per un AirTag singolo, 119 euro per la confezione da quattro. Una cifra che, nel panorama dei dispositivi di tracciamento, colloca AirTag in una fascia non economica ma coerente con l’integrazione offerta. L’incisione personalizzata gratuita è un dettaglio che continua a trasformare un oggetto tecnologico in qualcosa di più personale, quasi affettivo.
Per funzionare, il nuovo AirTag richiede un iPhone compatibile con iOS 26 o un iPad con iPadOS 26, oltre a un Apple Account e all’attivazione di «Dov’è». La «Posizione precisa» su Apple Watch è riservata ai modelli più recenti, con watchOS 26.2.1.
Le alternative sul mercato
Passiamo adesso alle migliori alternative presenti sul mercato (che non mancano). Una lista che provvederemo ad aggiornare costantemente sulla scia dei nuovi prodotti che saranno lanciati sul mercato e rispetto alle offerte che via via riguarderanno questi particolari dispositivi.
Samsung SmartTag 2
Il gadget perfetto da regalare a chi è in possesso di uno smartphone Samsung. Si tratta del Galaxy SmartTag 2, un accessorio simile agli AirTag di Apple. Permette di localizzare gli oggetti a cui viene ancorato sfruttando il bluetooth e la connessione offerta da altri dispositivi offerti dall’azienda sudcoreana che gli passano accanto. Ideale da regalare a chi solitamente dimentica le chiavi di casa o della macchina, ma anche a chi vuole tenere sotto controllo determinati oggetti.
Chipolo One Point
Un dispositivo che funziona con la rete Find My di Google, per cui compatibile con smartphone e tablet Android. Sfrutta ovviamente il Bluetooth e può essere comodamente agganciato a chiavi, zaini, bagagli (anche grazie all’apposito foro sulla scocca). In più, grazie alla batteria CR2032, la classica piatta per orologi, ha un’autonomia stimata di circa un anno e può essere sostituita direttamente dall’utente.
Filo Tag
Incredibilmente compatto (misura 25x41x5 millimetri), il tracker Filo Tag ha una forma diversa dai concorrenti. Non è schiacciato o tondeggiante ma sembra più un mattoncino Lego. Le funzioni sono identiche a Tile, può suonare per farci ritrovare gli oggetti a cui l’abbiamo attaccato o fa suonare lo smartphone per ritrovarlo.
La batteria è sostituibile ed è perfetto sia per le chiavi che per oggetti più grandi come borse e zaini. Ultima nota di merito: è nato da una startup italiana.
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26 gennaio 2026 ( modifica il 26 gennaio 2026 | 17:34)
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