di
Lara Sirignano

Il geologo Giuseppe Caruso sulla frana di Niscemi: «Sono terreni che continuano a sollevarsi, inoltre la zona è sabbiosa, dunque permeabile, le acque si infiltrano e il drenaggio è difficile»

Sull’evoluzione della situazione non si pronuncia. «Al momento si può solo monitorare, fare previsioni sarebbe da incoscienti». Il geologo Giuseppe Caruso la frana di Niscemi la conosce bene. «Siamo davanti a un terreno giovane, dell’epoca del Pleistocene, quella zona ha solo qualche milione di anni che in geologia non sono molti. È tra le ultime aree formate ed è soffice, quindi facilmente erodibile. Sono terreni che continuano a sollevarsi, inoltre la zona è sabbiosa, dunque permeabile, le acque si infiltrano e il drenaggio è difficile a causa delle argille sottostanti. Tutto questo causa instabilità». 

Il maltempo dei giorni scorsi può aver accelerato il fenomeno? 
«Difficile dirlo. Il processo era già in atto. I primi segnali sono arrivati il 16 gennaio. Ora il fronte si sta ampliando in lunghezza e sta arretrando verso il paese. Questo preoccupa di più». 



















































APPROFONDISCI CON IL PODCAST

Episodi analoghi ci sono stati già alla fine degli anni ’90… 
«A volere essere precisi ce ne sono stati anche nel 1700. Nel 1997, poi, ci sono stati edifici danneggiati e cittadini sfollati. E non si è più costruito nella zona interessata dalla frana. Al posto delle case abbattute c’è un belvedere». 

Cosa si può fare? 
«Parlare di consolidamento con un evento di queste dimensioni non ha senso. Ora si deve tenere d’occhio l’evoluzione. Osservare. E sperare che la frana, come io credo, sia arrivata alla sua estensione massima».

27 gennaio 2026 ( modifica il 27 gennaio 2026 | 09:10)