La regina di 5.000 e 10.000 e il duello con l’atleta azzurra: “Partorirò a giugno, sarà il mio oro più bello”

27 gennaio – 09:21 – ELDORET (KENYA)

Le bimbe keniane con le treccine la guardano adoranti come si fa con le popstar, lei nasconde timida la pancia appena sporgente dentro a un giubbottino nero. A vederla così, Beatrice Chebet, mamma a giugno, non sembrerebbe la venticinquenne tiranna feroce sui 5.000 e i 10.000: è primatista del mondo, oro mondiale e olimpico in carica in entrambe le discipline. Nel 2018 e 2019 gareggiava qua a “Discovery Kenya”, nel 2026 è la superospite del suo manager-papà, Gabriele Rosa. L’altra italiana presente nella sua vita, invece, si chiama Nadia: alla Battocletti, finora, ha sempre sbarrato la strada al traguardo. 

Allora Beatrice, maschio o femmina? 

“Non lo sappiamo ancora, ma sarà comunque una benedizione, la migliore medaglia d’oro che può darti la vita. Dopo aver ottenuto risultati straordinari, volevo realizzarmi come donna anche così. Bisogna rispettare ogni scelta altrui, ma io voglio essere chiamata mamma presto”.

Perché ha scelto proprio questo periodo? 

“Quando hai una carriera, devi pianificare ogni mossa con attenzione. Il 2026 è un anno senza Mondiali e senza Olimpiadi, quello giusto per fermarmi. Penserò a risalire nel 2027 per essere al top a Los Angeles 2028: voglio difendere ogni successo sudato”. 

Ma non teme di poter tornare meno forte di prima? 

“Penso, invece, che tornerò più forte, ho un futuro luminoso davanti. Sono convinta che potrò liberare una nuova energia. Mi piacerebbe diventare un’ispirazione per le atlete e le donne in generale, non solo quelle africane. Non è giusto sempre scegliere tra carriera e vita privata, abbiamo il diritto di seguire entrambe”. 

Si è confrontata con altre colleghe che hanno vissuto la stessa situazione? 

“Sarò a Milano durante i Giochi Invernali, incontrerò anche Serena Williams: mi piacerebbe condividere questo aspetto delle nostre vite. Anche le mie avversarie mi hanno scritto: ad esempio, da Nadia Battocletti ho ricevuto un bellissimo messaggio in privato”. 

Lei, però, è il motivo per cui la Battocletti non ha ori olimpici e mondiali… 

“Siamo rivali, ma anche amiche. Mi piace il fatto che voglia laurearsi e diventare architetto: anche lei pensa sia importante realizzarsi fuori dallo sport. In pista, poi, è una tigre: non sembra un’atleta europea, ma africana…”. 

“Non molla, è tenace e resistente, ma può anche batterti allo sprint. Sì, c’è l’Africa anche dentro di lei. E poi ha pazienza, fiducia, talento. Sa che il suo momento arriverà presto: può vincere l’Ultimate Championship e ai Mondiali 2027, quando torneremo a sfidarci, può esser molto pericolosa soprattutto sui 5.000”. 

La sua scelta di maternità è stata condivisa anche col dottor Gabriele Rosa, suo manager da sempre: cosa significa questa figura per lei? 

“È il padre di tutti, un visionario che ha capito la bellezza e la forza del Kenya. Lui ha visto il talento che non vedevamo dentro noi stessi. Mi ha fatto capire di potercela fare e ha costruito i camp in cui sono potuta crescere: senza di lui, sarei un’altra persona, un’altra donna”. 

Per chiudere, quali gli obiettivi al rientro? 

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“Sto pianificando di dedicarmi alla maratona dopo Los Angeles. Su strada ho grandi margini, posso provare a vincere tutto anche lì. Ho imparato a non pormi limiti, voglio diventare la più grande fondista di sempre. Da mamma”.