di
Vera Martinella

Negli Stati Uniti è l’unica neoplasia per cui la mortalità nei giovani cresce anziché diminuire. Nel nostro Paese è la seconda più frequente ma non si registra lo stesso aumento di morti. Le cause e le possibili soluzioni spiegate dagli esperti

L’allarme, negli Stati Uniti, è suonato già qualche anno fa: è dal 2022, infatti, che gli esperti hanno evidenziato un aumento dei casi di cancro fra le persone giovani, prima dei 50 anni. Da allora sono stati pubblicati numerosi studi che hanno confermato il trend in crescita soprattutto per il tumore al seno e per quello al colon-retto. L‘ultimo report dell’American Cancer Society, però, aggiunge un nuovo, preoccupante, tassello: per il carcinoma coloreattale a salire non sono solo le nuove diagnosi, ma anche i decessi. Anzi, per la precisione, questa è l’unica neoplasia fra i giovani per la quale le morti fra gli under 50 sono in aumento, come sottolinea lo studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Jama. «Ormai è chiaro che il cancro del colon-retto non può più esser definito come “una malattia degli anziani” – dice Ahmedin Jemal, vicepresidente senior dell’American Cancer Society -. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per individuare la causa di questo tsunami di tumori nelle generazioni nate dopo il 1950».

Le ultime statistiche in America e Uk

Nell’indagine più recente i ricercatori hanno esaminato la mortalità per cancro negli Usa fra il 1990 e il 2023 e si sono focalizzati sulle patologie più letali nella popolazione al di sotto dei 50 anni: leucemia, tumori cerebrali, del seno, del polmone e del colon retto
Nell’arco temporale preso in considerazione (33 anni) 1.27 milioni di americani under 50 sono morti per un tumore e, in generale, la mortalità è calata del 44%. Analizzando, però, le varie neoplasie singolarmente è emerso che i decessi sono diminuiti per tutti i tipi di cancro tranne uno, quello del colon-retto, la cui mortalità è cresciuta dell’1.1% ogni anno dal 2005 in poi. Mentre è scesa annualmente dello 0.3% per il cervello, dell’1.4% per il seno, del 2.3% per la leucemia e ben del 5.7% per il polmone.
Suddividendo i casi per sesso, nel 2023 il cancro del colon retto è risultato il primo alla classifica (come causa di morte per cancro sotto i 50 anni) tra gli uomini e il secondo (dopo quello al seno) tra le donne.
Una situazione analoga è stata registrata nel Regno Unito, dove i dati raccolti da Cancer Research UK indicano il tumore del colon-retto come la seconda causa di morte per cancro più comune in Gran Bretagna, con circa 17.400 decessi all’anno (tra il 2021 e il 2023 ha rappresentato il 10% di tutti i decessi per cancro). 
Una ricerca pubblicata sul British Medical Journal nel 2024 aveva anche messo in luce un declino dei decessi per cancro fra le persone 35-69enni in Uk, ipotizzando che il merito andasse distribuito fra diversi progressi: la diffusione dei programmi per smettere di fumare, l’aumento delle diagnosi precoci tramite i programmi di screening e l’arrivo di nuove terapie.



















































La situazione italiana

«Quello al colon-retto che, con quasi 49mila (48.706) nuovi casi registrati ogni anno, è il secondo tipo di tumore più frequente in Italia ed è anche il secondo nella poco ambita classifica dei più letali, causa di circa 20mila decessi annui – ricorda Carmine Pinto, direttore dell’Oncologia Medica al Comprehensive Cancer Centre dell’AUSL- IRCCS di Reggio Emilia –. E se la mortalità è in calo (per merito dei programmi di diagnosi precoce, dei miglioramenti della chirurgia e dei progressi nelle terapie) e da noi non si rileva per ora l’incremento di mortalità emergente in America, il numero dei casi purtroppo è in crescita, anche nelle persone giovani, prima dei 50 anni, nonostante ben 9 casi su 10 si potrebbero evitare solo grazie a un test semplice e indolore che milioni di italiani scelgono di non fare». 

Il test salva-vita che troppi italiani non fanno

Quasi il 90% dei carcinomi del colon-retto, infatti, si sviluppa a partire da adenomi che impiegano anni, in media una decina, per trasformarsi in forme maligne. È in questa finestra temporale che lo screening con il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci consente di fare una diagnosi precoce ed eliminare i polipi intestinali prima che abbiano acquisito caratteristiche pericolose ed evolvano in un tumore maligno. Ma oltre la metà degli italiani non coglie l’opportunità. L’esame viene offerto dal Servizio sanitario nazionale a tutti i cittadini fra i 50 e i 70 anni che ricevono, ogni due anni, una lettera da parte della propria Asl con l’invito ad andare nella farmacia più vicina a ritirare un piccolo contenitore nel quale raccogliere un campione di feci, per poi restituirlo e ricevere la lettera con il referto a casa nell’arco di un paio di settimane. 
«Se il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (Sof) risulta positivo, si invia il paziente a fare una colonscopia che permette di evidenziare e asportare un’eventuale lesione precancerosa o di eseguire una biopsia – continua Mario Scartozzi, professore ordinario all’Università di Cagliari e direttore dell’Oncologia medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria del capoluogo sardo -. Lo screening ci permette d’intervenire quando la persona non presenta ancora sintomi. Il vantaggio è chiaro e i numeri pure: partecipare allo screening riduce la mortalità per tumore del colon-retto del 20-30%, proprio grazie alla diagnosi precoce e alla possibilità di intervenire subito sulle lesioni in fase iniziale».

Problemi e soluzioni: sintomi da non trascurare

A cosa può essere dovuto questo aumento della mortalità per cancro del colon fra gli under 50 in America? «Possono influire vari fattori – risponde Pinto -: intanto lo screening con il test Sof coinvolge la popolazione solo a partire dai 50 anni, il che rende più difficile la diagnosi precoce. E poi c’è la questione stili di vita: le cattive abitudini alimentari, la sedentarietà e l’obesità sono in aumento fra i giovani americani e questo ha un grande impatto, mentre in Italia godiamo ancora di un effetto protettivo della dieta mediterranea». Effetto protettivo sempre più minacciato dal sovrappeso, dalla mancanza di attività fisica e dall’alimentazione scorretta che sono sempre più diffusi anche in Italia. «Inoltre il carcinoma colon rettale sembra avere caratteristiche più aggressive in giovane età e questo lo rende più difficile da curare – conclude Scartozzi -. A peggiorare le cose c’è il fatto che gli under 50 arrivano spesso tardi alla diagnosi perché ignorano i primi segnali , quali per esempio diarrea frequente e perdurante, perdite di sangue (rosso vivo, insieme alle feci o meno), dolori addominali continui e che persistono per lunghi periodi».

27 gennaio 2026 ( modifica il 27 gennaio 2026 | 10:36)

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