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Redazione Online

Dopo le polemiche sulla scomparsa dal testo della parola “consenso”, via libera alla proposta della senatrice leghista che sarà la base della nuova legge. Pd: «Inaccettabile». Manifestazione femminista fuori dal Senato

La Commissione Giustizia del Senato ha votato e il testo base del disegno di legge sulla violenza sessuale che andrà in Aula è ora quello redatto dalla senatrice Giulia Bongiorno, che ha proposto un’ulteriore modifica al suo testo. Le novità  riguardano l’aumento delle sanzioni da 6 a 12 anni di reclusione (anziché 4-10 anni) per gli atti sessuali contro la volontà di una persona e l’aumento da 7 a 13 anni (erano 6-12) se il fatto è commesso con violenza, minaccia o abuso di autorità.

«Oggi è posto in votazione il testo unificato che è il testo da me  sottoscritto. Molti hanno parlato del mio testo  -ha spiegato la senatrrice leghista prima del voto – senza leggerlo, altri l’hanno letto e l’hanno deformato. Il mio testo mette al centro la volontà della donna, non crea nessuna inversione dell’onere della prova. Per la prima volta in Italia quando non c’è né consenso né dissenso c’è una presunzione di dissenso nei cosiddetti casi di freezing. Quindi una svolta a favore delle donne. Chi dice il contrario, a mio avviso, forse forse dovrebbe riflettere».  



















































Il ddl sulla violenza sessuale nella nuova formulazione elaborata da Bongiorno è stata criticato da subito dalle opposizioni perché, spiegavano, stravolgeva il testo votato all’unanimità alla Camera dei Deputati – quello scritto dopo l’intesa tra la premier Meloni e la segretaria demo Schlein –  in cui si parlava di «consenso libero e attuale».  Nella nuova formulazione di Bongiorno, elaborata dopo le obiezioni di senatori di Lega e FdI, il concetto di consenso è stato sostituito con quello di «volontà contraria» all’atto sessuale

Durante il dibattito in commissione Giustizia la senatrice Pd Valeria Valente ha duramente criticato il testo Bongiorno. «Ritornare indietro sulla parola consenso é inaccettabile, rinnega il percorso fatto fin qui, il patto Meloni-Schlein – dice la dem Valente – Il testo Bongiorno peggiora la situazione per le donne rispetto all’attuale giurisprudenza e quindi è inaccettabile». «Consenso e dissenso non sono la stessa cosa in generale e sicuramente non lo sono in un’aula di tribunale», aggiunge Valente.
«Si tratta di una grande occasione persa, che farà compiere un grave passo indietro al nostro ordinamento». La vicepresidente Pd del Senato, Anna Rossomando, ha aggiunto: «Traditi tutti i patti, nel testo adottato non c’è più la parola consenso. Semplicemente si torna indietro anche rispetto alla giurisprudenza consolidata che aveva invece fatto fare significativi passi avanti; quella era la direzione da seguire. Abbiamo chiesto e ottenuto un nuovo ciclo di audizioni perché il testo Bongiorno è completamente diverso da quello su cui c’era stato il voto all’unanimatà. Questo testo non può essere approvato». 

Fuori da Palazzo Madama numerose organizzazioni e associazioni femministe, tra cui la rete nazionale dei centro antiviolenza D.i.Re, hanno organizzato un presidio e una conferenza stampa per ribadire la crucialità del tema del consenso e l’invito alla mobilitazione contro il testo votato: «Costringere chi ha vissuto una violenza a dover dimostrare il proprio dissenso all’atto sessuale significa spostare su di noi la responsabilità maschile dello stupro».


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27 gennaio 2026 ( modifica il 27 gennaio 2026 | 17:03)