La Red Bull non è più figlia di Adrian Newey, ma la RB22 sembra una monoposto che ancora sviluppa concetti cari al “genio inglese”. Rispetto alle altre monoposto agili che aprono la nuova era della F1, la vettura curata da Pierre Waché ha una personalità propria che prende una direzione diversa. Personale, personalissima. Deve convincere Max Verstappen a restare nel team di Milton Keynes senza cedere alle possibili lusinghe della Mercedes.
Non è “zero pods”
La monoposto rappresenta un taglio netto con la RB21 dello scorso anno e introduce concetti ben noti, ma attualizzati al nuovo regolamento. Qualcuno ha definito la nuova Red Bull una vettura con zero pods: non condividiamo questa visione, per quanto sarebbe un bello smacco vedere vincere una soluzione che si era rivelata fallimentare con la Mercedes W13 nel 2022.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Pance lontane dalla ruota anteriore
La squadra di Milton Keynes sta cercando di mantenere fede ad alcuni principi base: tenere le ruote anteriori più lontane possibili dalle pance. Non è casuale che la bocca dei radiatori si apra piuttosto indietro e il profilo alare che si prolunga all’esterno non è altro che la necessaria cover al cono antintrusione laterale previsto dal regolamento che consente, inoltre, di avere il supporto dello specchietto retrovisore.
PU dedicata a Dietrich Mateschitz
L’inlet non è estremo come in esecuzioni precedenti, ma la sensazione è che non si voglia privare la power unit Red Bull Powertrains Ford DM01 (la sigla DM è un tributo a Dietrich Mateschitz, fondatore del team) del raffreddamento necessario a garantire l’affidabilità, potendo, però, intervenire in fase di sviluppo se il motore realizzato da Ben Hodgkinson dovesse rivelarsi solido come è sembrato nei due giorni di collaudi e nel filming day.
Isack Hadjar, Red Bull RB22
Foto di: Formula 1
Niente undercut, fiancate inedite
Ciò che colpisce è la rinuncia all’undercut nel sottosquadro: non c’è lo scavo, ma non sfugge il fatto che la fiancata sia molto spiovente per chiudersi nella rinata zona a CocaCola. E fra la fiancata e l’attacco dell’Halo c’è una superficie discendente bombata che si raccorda allo sfogo del cofano motore in coda come se il bazooka sia stato inclinato verso il basso, in modo da liberare in alto l’alettone posteriore e sfruttarne la massima efficienza, mentre il megafono è incredibilmente grande.
Nuovo impianto di raffreddamento
Messo da parte il sistema di raffreddamento multi-stadio, l’impianto deve essere stato completamente ridisegnato, considerato che il regolamento 2026 consente nuovamente l’uso di masse radianti curvilinee che permettono di compattare molto gli ingombri. È possibile, quindi, che il radiatore centrale, montato sopra al 6 cilindri, possa essere meno voluminoso. L’airbox, infatti, mantiene la forma tradizionale con l’aspirazione del compressore nel triangolo centrale e i servizi nelle mezzelune laterali.
Red Bull Racing RB22
Foto di: Red Bull Content Pool
L’alternativa è uno sfogo di calore che si apre sotto la zona terminale della vistosa pinna verticale e che dovrebbe liberare le perdite fra i due piloni dell’ala posteriore in prossimità dello scarico.
Solo push rod, tutti i bracci sono sagomati
La Red Bull, dunque, si sta rivelando una macchina complessa che ha sviluppato idee frutto di un lungo lavoro, nel quale la meccanica sembra essersi messa a disposizione dell’aerodinamica. E, allora, parliamo delle sospensioni. La RB22 sposa lo schema push rod sia davanti che dietro. Il primo dato che emerge è il ritorno a soluzioni molto più tradizionali e non estreme: il braccio dello sterzo è davanti, a sbalzo della scocca e il triangolo superiore non è molto inclinato alla ricerca dell’effetto anti dive, utile a evitare l’affondamento del muso in staccata. Il puntone e tutti i braccetti sono adeguatamente profilati per assolvere alla funzione aerodinamica.
Isack Hadjar, Red Bull Racing
Foto di: Red Bull Content Pool
Nel retrotreno l’asta che lavora in compressione è molto poco inclinata e si trova davanti al triangolo superiore che in realtà potrebbe essere multilink lato semi asse, mentre quello inferiore, secondo la moda recente è più disassato in avanti.
Si estremizza l’effetto out wash
L’ala anteriore usata a Barcellona è molto interessante: il profilo principale è rettilineo se non con una minima curvatura in basso in prossimità della paratia laterale. L’endplate è innovativo perché è svergolato in basso, estendendo la superficie del primo elemento. Il footplane, invece, ha un ricciolo nella parte più esterna che si schiaccia man mano e si orienta verso l’esterno: la Red Bull mostra la sua interpretazione per ritrovare l’effetto out wash e il risultato in questo caso sembra molto interessante.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Formula 1
Bargeboard con flap aggiuntivi
Il flusso che scivola all’esterno della ruota anteriore trova il bargeboard: non c’è l’elemento verticale visto nel rendering FIA, ma si nota una tapparella di tre elementi sovrapposti che nella faccia esterna hanno ciascuno un piccolo flap. Questa struttura è retta dai due tiranti: quello inferiore è metallico, mentre quello superiore è in carbonio con una forma già profilata che esegue anche una funzione aerodinamica.
Muso scavato sopra e in versione base
Il muso quasi si adagia sull’ala anteriore e si ancora con i due piloni: la squadra di Milton Keynes ha già usato soluzioni diverse, dal momento che nel primo giorno si era vista una versione che nella parte superiore aveva due vistose nervature nel bordo esterno per il rispetto delle misure minime, mentre risultava leggermente scavato all’interno. Oggi, sul bagnato, abbiamo assistito a una scelta più basica.
Il diffusore soffiato è il più vistoso
E per concludere vogliamo parlare del fondo: il bordo d’uscita è già molto lavorato, ma quello che colpisce di più è certamente il diffusore soffiato: ce l’hanno anche Mercedes e Ferrari, ma il… buco della Red Bull è indiscutibilmente il più grande visto finora…
La RB22 è una monoposto da tenere d’occhio: è vero che sull’asciutto ha sempre girato con le gomme C3, la mescola più morbida, ma anche sul bagnato si è dimostrata subito veloce anche se non facile da controllare.
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