Giovedì 29 gennaio 2026 ricorre il trentennale del rogo che distrusse il Teatro La Fenice, e la Fondazione ha preparato due iniziative per celebrare l’anniversario. Nella giornata di giovedì, dalle ore 9.30 alle ore 15.00, le porte del Teatro di Campo San Fantin sono aperte gratuitamente a tutti, appassionati, curiosi e semplici avventori che ancora non l’abbiano fatto, per poter visitare il Teatro ricostruito.
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Allo stesso tempo, sempre il 29 gennaio apre una mostra, allestita per l’occasione, con le fotografie raccolte da Daniele Paolin nel 1989 e con altri suggestivi scatti conservati dall’Archivio storico ed eccezionalmente esposti per questa occasione. Dal sito di Fest, festfenice.com, sarà possibile scaricare l’audio-guida della visita a teatro. La mostra resterà visibile al pubblico fino a giovedì 12 febbraio 2026.
Gli scatti del 1989 e del 1937: la Fenice com’era
Le immagini raccolte da Daniele Paolin nascono per insegnare, per spiegare e oggi anche per ricordare. Ricordare com’era il Teatro. Intorno al 1989, Paolin – docente all’Accademia di Belle Arti, scenografo realizzatore della Fenice e uomo di palcoscenico – fece fotografare gli spazi del ‘vecchio’ Teatro: i palchi color nocciola, le porte in legno di noce, la platea con la moquette rossa, le Apollinee adattate a sala prove, vissute e trasformate dal lavoro quotidiano. Quelle fotografie servivano agli studenti, quando il Teatro non poteva essere agibile a causa del perdurare delle prove: sono frutto dunque di un progetto educativo, ma sono anche uno sguardo sincero su ciò che il pubblico non vedeva e non vede neanche ora.
Il teatro nel 1989 nelle foto di Daniele Paolin
Paolin in quelle immagini c’è, in una di esse lo troviamo al lavoro, in piedi, mentre dipinge un fondale nell’atelier di scenografia sopra al palcoscenico: proprio lì dove, pochi anni dopo, sarebbe iniziato l’incendio.
Una sezione della mostra presenterà alcune immagini che ritraggono il ‘cuore nascosto del Teatro’, quella parte che il pubblico in sala non vede e non conosce. È il retro del palcoscenico: lo spazio del lavoro, dell’attesa, della tecnica, del gesto silenzioso che rende possibile la magia. Le fotografie esposte, datate 1937 e provenienti dall’Archivio storico del Teatro, mostrano il palco in restauro com’era prima dell’incendio: gli arconi a sesto acuto poi demoliti, la scala che portava direttamente ai camerini dei tecnici, la grande finestra termale posta sul retro del palco, ormai chiusa.
Qui c’è un grande modello in legno del palcoscenico, realizzato a mano da uno storico capo macchinista del Teatro, Adriano Mezzalira, detto ‘Cartafina’ – e conservato per decenni nei laboratori di scenografia. Un oggetto di lavoro, non di rappresentanza. Un pezzo unico, mai esposto, che restituisce la precisione, l’intelligenza e la cura artigianale di chi il Teatro lo amava e lo faceva funzionare ogni giorno.
La crisi di oggi: dal consiglio d’indirizzo apertura sul welfare
La mostra e il trentennale si tengono come noto nel momento più delicato della storia recente del Teatro, dai tempi appunto della ricostruzione. Oggi si è riunito il consiglio d’indirizzo e il presidente, Luigi Brugnaro, ha fatto quanto aveva anticipato: ha chiesto al direttore amministrativo una relazione preventiva sulle previsioni di chiusura del bilancio 2025, per verificare se vi siano le condizioni economiche e finanziare per l’erogazione del welfare aziendale relativo al 2025.
Il welfare è un bonus erogato dal 2019, congelato a novembre 2025 con una mossa che i lavoratori (che allora già da mesi protestavano contro la dirigenza) hanno visto come ritorsiva, ma che per Brugnaro era legata a motivi di bilancio, cioè alla paura di un eventuale sciopero a Capodanno. Solo poche settimane fa il sindaco aveva detto che il bonus sarebbe stato erogato «con calma». Ora la netta accelerazione. Il prossimo Consiglio di Indirizzo si terrà entro febbraio.