È scoppiato in India un focolaio del virus Nipah, un’infezione altamente letale che l’essere umano può contrarre soprattutto dai pipistrelli della frutta e suini. Nipah è noto per un alto tasso di mortalità, in assenza di cure o vaccini approvati. Per l’Oms è un virus ad alto rischio, con una letalità fino 70%.
I casi stanno crescendo di giorno in giorno: gli esperti invitano alla “cautela, ma senza allarmismi”, però i Paesi asiatici hanno iniziato ad arginare i possibili contagi. E sono iniziati i controlli sanitari controlli negli aeroporti e ai confini col Bengala Occidentale.
La Thailandia ha attivato le procedure di controllo nei tre dei principali aeroporti, il Nepal ha introdotto misure di screening all’aeroporto internazionale di Kathmandu e in vari punti di frontiera terrestre lungo il confine con l’India.
Il timore è che Nipah possa diffondersi attraverso le frontiere – come era accaduto per il Covid e altri virus di massa – per questo sta scattando il cordone sanitario negli aeroporti e alle dogane. Le autorità sanitarie indiane hanno confermato che all’inizio del mese cinque operatori sanitari sono risultati positivi al virus Nipah dopo essere entrati in contatto con pazienti infetti. Uno si trova in condizioni critiche. Circa 110 persone sono state poste in quarantena, pouchè considerate contatti stretti dei contagiati.
Nipah è nella lista dei virus ad “alto rischio” attenzionati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per il suo potenziale epidemico. Al momento “non siamo davanti ad una situazione di allarme”, rassicurano gli esperti, ma “è necessaria cautela e massima attenzione”.
Il serbatoio del virus è rappresentato dai pipistrelli della frutta, ma l’infezione può essere veicolata all’uomo anche da maiali a loro volta infettati. La trasmissione da uomo a uomo è invece rara ed avviene per stretto contatti con i fluidi corporei, come ad esempio all’interno di una famiglia o in ambiente ospedaliero.
Invita ad evitare allarmismi l’epidemiologo Gianni Rezza: “Non siamo di fronte ad una situazione nuova, perché il virus Nipah è presente da decenni nel sud-est asiatico, mentre non si registrano casi in Occidente”.
Tuttavia, si tratta di un “virus che l’Oms ha attenzionato inserendolo tra i virus considerati di priorità alta per la sua letalità e per il rischio di eventuali mutazioni”, continua l’esperto.
“È dunque un virus da non sottovalutare data la gravità clinica che può determinare – dice Rezza – però attualmente non c’è una situazione di allarme ed i cluster in Asia sono al momento circoscritti. Ma certamente la situazione richiede la dovuta attenzione e cautela”.

Controlli nei principali aeroporti della Thailandia per arginare la diffusione del virus Nipah
Da decenni focolai di Nipah sono presenti in tutto il Sud-est asiatico, in particolare Bangladesh, India, Malesia e Singapore. Nel 1998-99, anni in cui il virus venne identificato, si ebbero 265 casi fra Malesia e Singapore con oltre 100 decessi. Poi, all’incirca ogni anno, precisa Rezza, “si sono avuti focolai epidemici relativamente piccoli in India e Bangladesh, l’area colpita resta il Sud-est asiatico”.
Nel 2018 nel Kerala ci furono 23 casi con 21 decessi: “È un virus aggressivo e probabilmente in quelle aree i casi più lievi non vengono identificati”, aggiunge.
Nipah, ricorda l’esperto, è stato anche il ‘protagonista’ del film ‘Contagion’ del 2011, in cui si immaginava che il virus, mutando, divenisse pandemico. “In verità non è detto che possa accadere. Comunque, considerata l’aggressività, è considerato prioritario per lo sviluppo di vaccini”. Per il contenimento di questo agente patogeno, conclude Rezza, “fondamentali sono l’isolamento dei casi, i cordoni sanitari e la quarantena per i contatti, come accade d’altronde anche per vari altri virus”
Il virus Nipah è una zoonosi – una malattia infettiva trasmissibile da animali vertebrati all’uomo – che l’essere umano può contrarre in particolare de pipistrelli della frutta e suini. Può esser trasmessa anche da persona a persona, ad esempio attraverso alimenti contaminati o anche solo con contatti ravvicinati. L’Organizzazione mondiale della sanità lo ha inserito tra le dieci malattie prioritarie a livello globale, dato il potenziale epidemico.
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La malattia da virus Nipah è associata a un alto tasso di mortalità tra il 40 e il 75% e si manifesta con alcuni sintomi iniziali come febbre, vomito e stanchezza, per poi evolvere in vari casi in problemi respiratori e cerebrali, fino all’encefalite e al coma.
Il periodo di incubazione varia generalmente dai quattro ai 14 giorni. L’infezione può presentarsi in modo asintomatico, con sintomi gestibili ma può portare anche a polmonite ed encefalite. Le valutazioni del tasso di mortalità del virus Nipah sono variabili, ma impressionanti: tra il 40% e il 75%.
Attualmente non esistono farmaci specifici né vaccini approvati per il trattamento o la prevenzione della malattia, aumentando i timori di una emergenza sanitaria di vaste dimensioni in Asia.
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