Il 12 ottobre 1997, poco prima delle 14, a Niscemi la gente scese in strada gridando al terremoto. Esattamente com’è accaduto alle 13 di domenica scorsa, quando ha sentito un boato. Ventinove anni fa e lo scorso 25 gennaio non si trattava di un sisma, ma di una frana che si è ripresentata negli stessi luoghi: i quartieri Sante Croci, Pirillo, Canalicchio. Nel 1997, l’allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico”. La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l’affitto. Nel 2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le ruspe s’avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, infine la chiesa fu abbattuta.
Per approfondire: Frana Niscemi, l’allarme della Protezione civile: “L’intera collina sta franando”