di
Agostino Gramigna
La sua foto scattata dalla moglie Cecilia aveva provocato sdegno. La vicenda aveva spinto l’Azienda sanitaria territoriale di Ancona a presentare scuse ufficiali e ad avviare un’indagine
La sua foto aveva provocato sdegno. Disteso a terra, dolorante, nel corridoio del pronto soccorso di Senigallia per la mancanza di letti e barelle. Era stata sua moglie a scattarla. Dopo due settimane, Franco Amoroso, 60 anni, è morto ieri nella sua casa. Era malato di tumore al colon, nella fase terminale. Avrebbe dovuto iniziare una nuova terapia all’ospedale regionale di Torrette ad Ancona. Ma il peggioramento della malattia non gli ha dato tempo. Originario di Treviso, Franco risiedeva da anni a Senigallia.
La moglie Cecilia non ha molta voglia di parlare. «Non è il momento, mi perdoni». A metà gennaio aveva parlato attraverso quella foto, scioccante: il corpo di suo marito sofferente disteso sul pavimento. Occhi chiusi, rannicchiato, posizione fetale, una coperta leggera a fargli da materasso, un tubicino agganciato ad una sacca di plastica per il drenaggio dei liquidi. L’urina dentro. Una foto scattata in un momento di angoscia. Senza badare a forme di pudore o di privacy. Un corpo malato, un corpo violato. Franco aveva passato undici ore al Pronto soccorso. Molte in attesa. Seduto su una scomoda sedia di metallo o sdraiato a terra. Non c’era posto. Non c’erano brande. A vuoto le suppliche di Cecilia: «Almeno dateci una barella».
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Franco era stato operato ma il male è ritornato. La sua malattia è una delle più diagnosticate e letali nel mondo. Cecilia lo aveva portato in ospedale perché non riusciva a urinare. Era tutto gonfio. Avrebbe poi raccontato: «Mio marito è entrato alle 8.20 di lunedì 12 gennaio, in codice arancione. Soffriva. Le smorfie visibili, seduto su una sedia». Di tanto in tanto Cecilia fermava qualcuno, chiedeva assistenza. Il tumore era localizzato nella parte finale del colon. Stare seduti accentuava i dolori. Dopo cinque ore il marito non ce la faceva più. Nonostante gli antidolorifici e una flebo di morfina. «Franco stava per crollare». È a questo punto che Cecilia raccatta una coperta e la stende a terra. Il marito si addormenta. Lei scatta la foto con il telefonino. L’immagine viene postata sui social. Cecilia motiverà così la decisione: «Ciò che è successo a Franco non può essere archiviato come caso isolato. Sofferente, costretto a giacere a terra in ospedale. È umiliante».
La barella è arrivata dopo otto ore. La vicenda aveva spinto il direttore generale dell’Azienda sanitaria territoriale (Ast) di Ancona, Giovanni Stroppa, a presentare scuse ufficiali e ad avviare verifiche interne. Scuse che la vedova ha respinto. L’Ast ha fatto sapere che gli esiti dell’indagine interna, inizialmente previsti per questi giorni, saranno resi noti in un secondo momento in segno di rispetto per il lutto.
27 gennaio 2026 ( modifica il 27 gennaio 2026 | 20:38)
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