A due giorni dal colpo della Pallacanestro Varese sul parquet di Olimpia Milano, resta l’eco di una rimonta che ha due ingredienti precisi: energia e disciplina. Il derby numero 193 premia la Città Giardino, e lo fa interrompendo un digiuno esterno di 5 anni. Il commento parte dalle parole di Ioannis Kastritis: “Una vittoria molto importante qui sul campo dell’Olimpia, ma la cosa più importante per noi è che dopo un primo tempo non all’altezza, abbiamo cambiato marcia lottando con energia a rimbalzo. Lo dico molto onestamente, il secondo tempo è il modo in cui dobbiamo giocare sempre”. Il senso è tutto lì: primo tempo a intermittenza (11 palle perse), poi la sterzata dopo l’intervallo, con soli 7 uomini in rotazione e un inebriante mix di gambe e cuore. I numeri raccontano la scossa: dal -12 di metà terzo quarto al ribaltone, con un clamoroso parziale di 45-23 e un 5-20 che spacca la partita. Varese sfonda il muro della miglior difesa del campionato grazie all’efficacia dei cambi difensivi, forzando 21 palle perse (13 nel secondo tempo) e convertendo rubate in punti facili, senza sbattere contro i muscoli dell’EA7. E quando il computo a rimbalzo smette di essere un problema (17-15 pro Varese dopo il 10-17 del 20’), l’OJM si distende e prende in mano ritmo e inerzia, esaltando i quasi 500 varesini in tribuna.
Dentro questa serata c’è anche la consacrazione di Tazè Moore, barometro del rendimento biancorosso tra braccia lunghe, rotazioni e scelte da go-to guy: “In spogliatoio coach Kastritis ci ha parlato all’intervallo ed è scattata la scintilla. Ed è arrivata alzando tantissimo il livello della difesa”. E se il finale ha avuto una colonna sonora (“Sono varesino e me ne vanto”), il messaggio vero è nel metodo, identità difensiva e lucidità nei possessi chiave. Perché il secondo tempo di Milano-Varese non è solo la vittoria più inattesa e più bella: è un promemoria su come questa squadra possa stare in campo. E tornare a sognare un clamoroso ritorno ai playoff, un obiettivo che manca davvero da troppi anni.