A un passo dai giorni della merla, 29, 30 e 31 gennaio in cui si registrano le temperature più basse, le infezioni respiratorie invernali sembrano finalmente allentare un po’ la presa, come rileva il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità. Eppure, su autobus e metropolitane, nelle aule scolastiche come anche negli uffici, a teatro e nelle sale da concerto, si sente un’unica colonna sonora: la tosse. Insistente e declinata in mille effetti sonori. Gli esperti la chiamano tosse post-virale (o post-infettiva), a indicare questo persistente e fastidioso sintomo che fa da strascico ad un’infezione virale acuta, come l’influenza, il Covid-19 o qualsiasi altro virus respiratorio.
L’IRRITAZIONE La tosse post-infettiva è una specie di “eco” dell’infezione, un lento epilogo all’episodio infettivo acuto che può perdurare diverse settimane. Il problema è legato al fatto che, pur risolta l’infezione e scomparso il colpevole (il virus appunto), le vie respiratorie possono restare infiammate a lungo, risultando più sensibili a qualsiasi stimolo irritativo, dall’aria fredda, al fumo, al profumo o addirittura ad una risata, che viene strozzata dall’ennesimo colpo di tosse.
Un sistema immunitario che ha combattuto strenuamente per superare l’infezione infatti non si “spegne” da un giorno all’altro e può dar luogo a queste sequele infiammatorie. A maggior rischio, le persone che soffrono di reflusso gastro-esofageo (il contenuto acido dello stomaco che risale in esofago è un potente stimolo irritativo per le prime vie aeree) o di asma.
Inoltre, dopo alcune infezioni (in particolare l’influenza o altri virus respiratori), i bronchi si comportano e reagiscono come se fossero più “nervosi”, dando luogo alla cosiddetta iperreattività bronchiale. A questo può aggiungersi il contributo di una persistente produzione di secrezioni nasali che scendono giù in gola soprattutto la notte (gocciolamento retronasale, o post-nasal drip), da sdraiati, scatenando il riflesso della tosse. Naturalmente non si può escludere a priori l’insorgenza di una nuova infezione, magari batterica, che va dunque ricercata e indagata.
In generale invece, la tosse post-virale ha un identikit preciso: non è severa, è secca e stizzosa (cioè senza catarro) e tende a scomparire spontaneamente, migliorando poco per volta.
Ma una mano a rendere più rapida la sua risoluzione la si comunque può dare. Con qualche accorgimento casalingo. Curare l’idratazione ad esempio, con tè e tisane, brodini, ma anche bevendo semplicemente acqua in abbondanza, aiuta a fluidificare le secrezioni e ad alleviare l’irritazione della gola. I CUSCINI Importante anche ridurre l’esposizione agli irritanti, a cominciare dal fumo e, se possibile, è bene tenersi alla larga dalle strade più trafficate e inquinate. Finché dura la tosse stizzosa, meglio evitare anche i profumi. Per ridurre il gocciolamento retronasale di muco, una valida strategia è quella di dormire su più cuscini (la stessa di chi soffre di reflusso gastro-esofageo).
Sedativi della tosse o spray possono essere d’aiuto, ma vanno usati con criterio, meglio se dietro consiglio medico, soprattutto nei casi in cui la tosse perdura da settimane.
E se, nonostante tutte accortezze, la tosse proprio non se ne vuole andare o peggio, se si accompagna a dolori toracici localizzati, è una buona idea tornare dal medico. Le bandierine rosse di pericolo alle quali prestare attenzione sono: una tosse che persiste per più di 6-8 settimane e che tende a peggiorare nel tempo, anziché migliorare, interferendo pesantemente con il riposo notturno e con le attività della vita quotidiana.
Da valorizzare anche la comparsa di affanno, respiro corto e difficoltà respiratoria, soprattutto se accompagnate da febbre o da sangue nell’espettorato. In questo caso, il medico dovrà escludere le cause infettive più probabili di tosse post-virale: quelle batteriche (clamidia e micoplasma, che possono determinare le cosiddette polmoniti atipiche o anche legionella). IL TAMPONE In altri casi, può trattarsi di una seconda infezione virale, da adenovirus, virus parainfluenzali o virus respiratorio sinciziale. Una diagnosi accurata (anche ricorrendo ad esami del sangue, tampone faringeo, radiografia del torace, a corollario naturalmente della visita medica con auscultazione del torace) sarà utile al paziente e preziosa anche per chi gli sta intorno, soprattutto se si tratta di anziani e di persone fragili.
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