di
Andrea Laffranchi
Il rapper pubblica il terzo album «Anche gli eroi muoiono»
«È difficile creare qualcosa di nuovo in un mondo in cui è già stato detto tutto». Eppure nel rap di Kid Yugi, le parole sopra sono sue, le citazioni riescono ancora a creare un racconto personale e uno stile unico. Dentro alle canzoni di «Anche gli eroi muoiono», nuovo album che esce venerdì e che si giocherà la corsa al più venduto dell’anno, ci sono la crudezza di Yugi, la strada non è roba da bulletti social ma qualcosa che brucia, e quel filo conduttore di citazioni alte che vanno da Carmelo Bene ad Arancia meccanica, dal cinema di Shinya Tsukamoto («Mostra come siamo pedine in mano alla società«) alla voce di Lindo Ferretti dei CCCP («Sono stati fondamentali per me»), dalla poesia del turco Nâzım Hikmet all’amore di Tristano e Isotta al suo amato Dostoevsky. «Leggendo Delitto e castigo a 13 anni mi è arrivata la sua sofferenza e ho capito la forza delle parole. I libri sono importantissimi. Dopo un periodo di blocco sono ripartito grazie a un’amica che mi ha regalato La luna e i falò di Pavese: ci sono momenti in cui riesco a leggere tre, quattro libri in un mese».
La copertina e la bara
Sulla cover c’è lui in una bara. «Faccio morire me stesso perché il tema del disco è quanto nella società di oggi sia passata l’idea che l’eroe sia un uomo comune. Ed è anche un modo per esorcizzare le aspettative su di me, sono un uomo come tutti gli altri. Nessuno può essere idolo, tranne Gesù che si è immolato per altri», spiega. Il concept parte dall’idea che nella «società dei consumi» ormai «bene e male si somigliano» e «non si possono più riconoscere gli eroi. Così la società «ha sopperito nel modo più stupido e ingiusto: rendendoci tutti speciali. O almeno lasciandocelo credere».
Il percorso parallelo dei riferimenti, che ingaggia i fan in una caccia al tesoro, è il suo stile: «Siamo ridotti a un nodo in una rete di informazione. Il mio è post-futurismo. Se i futuristi cercavano di imbrigliare il rumore della macchina nelle parole, io cerco di imbrigliare quello che l’uomo produce attraverso la macchina. L’iperinformazione ci porta a essere vicinissimi e a gridarci nelle orecchie».
Il conflitto e la malavita
Il conflitto è uno dei temi. La lettura di quello interiore è in «Davide e Golia»: «Ognuno di noi ha dentro entrambi, è un’ineluttabilità che ci accompagna». Quello esteriore è in «Per il sangue versato» che parla a quei ragazzi che nel suo sud, lui è di Massafra, entroterra tarantino, finiscono nelle reti della malavita. «Chi si perde dietro ideali che non gli appartengono si rovina la vita».
28 gennaio 2026
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