Napoli sale sul podio della ricerca neuroscientifica europea. Con oltre duecento studi pubblicati in tre anni, l’ateneo federiciano si colloca al terzo posto nazionale nel programma Mnesys, alle spalle di Genova e Bologna. Un risultato che pesa, perché inserito dentro il più ampio balzo in avanti mai registrato nel settore: più di 1.500 lavori scientifici complessivi, il 75% sulle riviste di fascia alta, oltre 500 firmati da università ed enti di ricerca del Mezzogiorno. Una produzione quindi non più marginale. Le collaborazioni tra Sud e Nord sono passate da poco più di 20 nel 2023 a oltre 150 nel 2025, e Napoli ne è il motore principale poiché l’unica rappresentanza del Mezzogiorno attraverso gli Spoke guidati dalle Università Federico II e Vanvitelli. Non solo numeri ma una vera e propria trasformazione della capacità di fare sistema e della massa critica messa in campo.
APPROFONDIMENTI
Il progetto
Mnesys nasce come partenariato esteso per la tematica Neuroscienze e Neurofarmacologia, concepito dall’Università degli studi di Genova che costituisce l’Hub e costruito come una rete nazionale di sette Spoke. Coinvolti oltre 800 scienziati, 25 soci fondatori, 65 centri che si sono progressivamente aggregati. Medici, biologi, ingegneri, informatici, farmacologi seduti allo stesso tavolo. I supercalcolatori come infrastruttura quotidiana per analizzare enormi quantità di dati. Da questo intreccio sono arrivati risultati concreti. I gemelli digitali del cervello per simulare patologie e risposte alle terapie. Nuovi bersagli molecolari per sviluppare farmaci contro Alzheimer e Parkinson. Biomarcatori sempre più precoci per intercettare le malattie neurodegenerative prima che diventino clinicamente evidenti. In neurochirurgia, l’integrazione tra imaging tridimensionale e modelli computazionali consente di simulare gli interventi e ridurre il rischio di compromettere funzioni motorie o linguistiche. Anche la psichiatria entra nell’era della precisione, grazie a indicatori immunitari nel sangue e a profili comportamentali utili a personalizzare le cure per depressione resistente, schizofrenia e disturbo bipolare. Persino il sonno dei neonati prematuri è diventato oggetto di strategie mirate, perché determinante per uno sviluppo cerebrale corretto. L’intero progetto è stato creato nell’ambito della Missione 4 del Pnrr e finanziato con NextGenerationEU.
Gli spoke
Dentro questa architettura, Napoli occupa una posizione strutturale: due dei sette Spoke, i nodi operativi del progetto, sono stati affidati al Sud, a cui sono andate il 40% delle risorse. Lo Spoke 2 “Plasticità neuronale e connettività” vede come responsabile scientifico Gioacchino Tedeschi a capo della Clinica Neurologica del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate dell’Università Vanvitelli. Lo Spoke 3 “Omeostasi neuronale e interazione cervello-ambiente” è coordinato da Maurizio Taglialatela, ordinario di Farmacologia al Dipartimento di Neuroscienze, Scienze Riproduttive ed Odontostomatologiche della Federico II. Quest’ultimo Spoke lavora in modo trasversale. «Non per singole patologie, ma sui meccanismi di omeostasi, su come il cervello reagisce agli stimoli, agli stress, alle alterazioni biologiche. Un approccio che mette in comunicazione ambiti diversi e accelera le ricadute cliniche» spiega Taglialatela. Alla Federico II sono arrivati tra gli 8 e i 9 milioni di euro, con circa 6,5 milioni destinati ai bandi a cascata per coinvolgere altri centri di ricerca. «Abbiamo individuato aree tematiche e aggregato gruppi da Genova al Bambino Gesù, da Catanzaro a Firenze, Verona e diversi Irccs privati», racconta. Attorno al nucleo napoletano hanno lavorato oltre 70 ricercatori, con una rete che ha superato i confini regionali.
L’impatto non si ferma alle pubblicazioni. “Ci sono stati risultati anche sul fronte della proprietà intellettuale, con attività brevettuali e una spinta verso il trasferimento tecnologico”, sottolinea Taglialatela. Mnesys sta valutando investimenti in start up e spin off universitari. L’obiettivo è portare fuori dai laboratori le scoperte più promettenti. Creare valore industriale oltre che scientifico.
Uno degli obblighi del progetto era il reclutamento di almeno 100 giovani ricercatori a tempo determinato e Napoli ne ha assunti 20. Contratti triennali che hanno permesso di rafforzare i gruppi di lavoro e introdurre nuove competenze. «Una parte potrà avere continuità. Altri useranno questa esperienza come trampolino nella carriera scientifica o industriale. È il limite strutturale dei grandi programmi a scadenza, ma anche il loro effetto moltiplicatore», osserva.
Il futuro
Ora la sfida si sposta sul futuro. Il nuovo bando ministeriale Forward punta ancora di più sul Mezzogiorno, con l’85% delle risorse vincolate al Sud. E la Federico II stavolta si pone come capofila. «Dopo essere stati il principale attore nel Mezzogiorno, ci è stato chiesto di coordinare direttamente questa nuova fase», spiega Taglialatela. I risultati non sono ancora noti, ma l’impianto mira a consolidare infrastrutture, personale, collaborazioni. Ma dall’esperienza Mnesys nasceranno iniziative importanti come spinoff universitari e startup. Mnesys ha quindi dimostrato che quando risorse adeguate, reti solide e obiettivi chiari si incontrano, Napoli produce ricerca di vertice, riconosciuta a livello internazionale. La vera partita ora è la continuità. Trasformare un grande progetto in una piattaforma stabile di crescita, capace di trattenere talenti e generare conoscenza, cura e sviluppo.