di
Massimo Gaggi
Trump assolve per ora la pasionaria, paladina della linea dura sull’immigrazione
Forse questa non sarà la tomba della sua carriera politica. A parole Donald Trump l’ha assolta: «Sta facendo un magnifico lavoro». Ma la disastrosa gestione dell’Ice, da lei spinto ad essere sempre più aggressivo fino a mettere a ferro e fuoco Minneapolis e all’uccisione di due cittadini americani che ha definito «terroristi interni» anche se protestavano legalmente, costerà almeno un ridimensionamento del ruolo politico alla segretaria per la Sicurezza Interna, la 54enne Kristi Noem. Un personaggio che si è fin qui imposto con un’immagine pubblica straripante fin dal suo insediamento. Soprannominata «Barbie Ice» perché, sempre curatissima, trucco molto marcato, si è continuamente travestita: da pompiere, da pilota, da marine, da cow girl. E, ovviamente, da agente della Border Patrol in tuta mimetica e giubbotto antiproiettile.
Critiche sessiste? Macché, anche se molto avvenente, Kristi si è sempre comportata da maschiaccio. E ha giustamente preteso di non essere giudicata con la lente della femminilità («sono cresciuta lavorando nella nostra fattoria del South Dakota, cavalcando, guidando trattori e mungendo mucche, facendo tutti i lavori degli uomini»). Difficile, forse, da giudicare anche col metro della politica: ha sempre detto di essere stata affascinata da John Wayne, molto più che da qualunque leader, anche arciconservatore.
Ma, per Trump, sempre deferenza totale, tanto che si parlava di lei come possibile vice nel ticket presidenziale. Forse non era così, vista la potenza degli sponsor di JD Vance. Comunque l’ex governatrice del South Dakota ha bruciato le residue possibilità di diventare vicepresidente pubblicando, mesi prima del voto, un libro autobiografico, No Going Back, nel quale racconta di aver ammazzato con le sue mani Cricket, il suo cucciolo di 14 mesi: «Era indisciplinato e non valeva niente come cane da caccia».
La mancanza di empatia nel clan Trump è apprezzata, ma con un presidente che tiene d’occhio anche i sondaggi, sempre pronto a scaricare le sue avanguardie quando si rende conto di aver esagerato, Kristi ha brillato per mancanza di senso della misura: sempre pronta a spingere sull’acceleratore. Ad esempio andando a visitare un lugubre penitenziario di El Salvador, fotografata davanti a immigrati clandestini incatenati e a dorso nudo: deportati lì dagli Stati Uniti.
O come quando ha presentato con orgoglio un centro di detenzione in Florida, una tendopoli battezzata Alligator Alcatraz perché circondata da paludi popolate anche dai coccodrilli, e ha detto di voler realizzare molte altre strutture simili.
Poi l’offensiva dell’Ice nelle città democratiche — Los Angeles, Chicago, Minneapolis — voluta e apprezzata da Trump. Kristi ha continuato a spingere l’acceleratore dando pieni poteri a Greg Bovino, inventando per lui l’inesistente carica di «commander-at-large». Fino al disastro, con gli agenti ormai convinti di avere licenza di uccidere.
28 gennaio 2026
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