di
Giuseppe Guastella
Beni dei Moretti sequestrati in ritardo: la Svizzera apre a indagini comuni. Anche se Berna rimarca il principio dell’autonomia dei singoli cantoni e che si tratta di una vicenda che riguarda unicamente il Vallese
Gli hanno sequestrato tutto in Svizzera, lo faranno anche in Francia, ma la Procura cantonale di Sion ci ha messo ben due settimane per bloccare i beni di Jacques e Jessica Moretti, lo stesso tempo che c’è voluto per riuscire a chiedere alla Polizia le immagini delle telecamere di sorveglianza attive a Capodanno a Crans-Montana mentre le fiamme uccidevano 40 persone nel Le Constellation, ma quando l’ordine è arrivato gran parte dei video erano stati cancellati. Ritardi ed errori dell’inchiesta emergono anche dalle ultime carte depositate.
L’ordine di sequestro è datato 15 gennaio e riguarda i quattro immobili che i coniugi Moretti sono riusciti ad acquistare in appena quattro anni partendo da zero. Sono i tre locali (Le Constellation, Le Senso e Le Vieux Chalet) e la villetta di famiglia: valore cinque milioni di franchi circa. Tutto ipotecato dalle banche come garanzia sui mutui, impensabile venderli, ma non si sa mai. Qualche rischio avrebbero potuto correrlo la casa della coppia a Cannes (valore intorno ai 500 mila euro, con ipoteca) e un immobile in Corsica, che Jacques ha definito fatiscente: per sequestrarli i pm hanno avviato una rogatoria in Francia solo il 14. Sono beni che possono essere sequestrati «come mezzi di prova» o per «garantire il pagamento» delle spese processuali e dei risarcimenti.
Qualche giorno c’è voluto anche per chiedere alla Polizia locale di consegnare «nel più breve tempo possibile» le immagini registrate dalle circa 250 telecamere di sorveglianza su tutto il territorio del Comune di Crans-Montana tra le 0.30 e le 2 del primo gennaio (l’incendio è divampato all’una e 28), ma anche questa richiesta risulta essere arrivata il 15 gennaio, quando le immagini non c’erano più perché in memoria restano solo gli ultimi sette giorni. Fortunatamente, la polizia cantonale è riuscita a recuperare almeno quelle dell’area del disastro.
I metodi investigativi elvetici hanno suscitato molte critiche, anche dal governo italiano che, dopo la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, accusato con la moglie di omicidio, lesioni e incendio colposi, aveva richiamato a Roma l’ambaciatore Gian Lorenzo Cornado. Ieri le tensioni sono sembrate allentarsi quando le autorità elvetiche hanno aperto alla collaborazione tra squadre investigative italo-svizzere che la premier Giorgia Meloni aveva posto come condizione per far rientrare Cornado in sede, anche se Berna rimarca il principio dell’autonomia dei singoli cantoni e che si tratta di una vicenda che riguarda unicamente il Vallese. E, ribadendo che la politica non deve interferire con la giustizia, sottolinea che le circostanze dell’incendio «devono essere chiarite in modo rapido, trasparente e completo».
Dalle carte delle indagini emergono altri particolari, assieme alla sensazione che i Moretti abbiano avuto modo di concordare la difesa prima dell’arresto di Jacques e perché hanno potuto assistere ciascuno all’interrogatorio dell’altro, come prevede la legge svizzera. Entrambi hanno tentato di alleggerire le proprie responsabilità scaricandole su altri, a partire dal servizio antincendio del Comune che non ha fatto controlli negli ultimi 5 anni e prima non aveva fatto mai rilievi nonostante la spugna fonoassorbente incendiabile e le uscite di sicurezza insufficienti o bloccate. Nessuno del Comune è stato indagato, fino ad ora, ma le domande suggeriscono che la procura sta lavorando in quel senso. «Siete stati sensibilizzati dalle autorità comunali o cantonali alla problematica degli incendi?», chiedono le tre pm. «No. In ogni caso non lo ricordo», risponde l’uomo, dicendo che nel locale c’erano quattro estintori.
Molti ragazzi si sarebbero potuti salvare, come la cameriera Cyane che, inconsapevolmente, ha innescato l’incendio con la bottiglia di champagne e fontanella annessa, se la porta di servizio al pianterreno non fosse stata bloccata con un chiavistello. Chi l’ha chiusa? Moretti dice che è stato Adrien, il cuoco del Vieux Chalet che quella sera aveva portato del ghiaccio. «È partito (per la Francia, ndr) la mattina stessa. Gli ho mandato un messaggio dicendo che non doveva fuggire e che doveva assumersi le responsabilità», «solo dopo i rimorsi e il senso di colpa ha confessato». Infine, Jacques e Jessica smentiscono che lei sia fuggita dal locale con la cassa: «Una calunnia che mi ha estremamente ferita». I soldi, meno di duemila euro in contanti, sono stati trovati nel locale, assieme ad un sacchetto con 6 razzi e 8 petardi. «Li hanno portati i clienti», dicono i Moretti. Un’ulteriore prova che lì la sicurezza non era di casa.
Vai a tutte le notizie di Milano
Iscriviti alla newsletter di Corriere Milano
28 gennaio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA