“Morbo K” finisce stasera: la storia vera e il libro col racconto dei sopravvissuti- immagine 2

Ultima puntata stasera in tv di Morbo K di Francesco Patierno: da una storia vera, accaduta nella Roma del 1943/1944.

LA STORIA DEL VIRUS CHE SALVÒ centiniaia di ebrei nella Roma occupata dai tedeschi, tra l’autunno 1943 e la primavera 1944, si conclude stasera. Morbo K finisce oggi mercoledì 28 gennaio con gli ultimi due episodi in onda in prima serata su Rai 1 e in contemporanea su RaiPlay. Sulla piattaforma è disponibile il box set.

Unendo ricostruizione storica di un atto di coraggio da parte di un gruppo di medici romani e fiction (la storia d’amore tra uno dei dottori e una giovane ebrea), ci riporta a uno dei momenti più cupi della nostra storia. La deportazione degli ebrei romani: delle 1203 vittime del rastrellamento del sabato nero (16 ottobre 1943), tutte deportate ad Auschwitz, tornarono in 16.

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Una scena della puntata di stasera

È il sabato nero del 16 ottobre 1943. Dopo il rastrellamento del ghetto, i tedeschi iniziano la deportazione degli ebrei romani. Nascosti, Silvia e Pietro assistono atterriti all’operazione. Il dottore la convince a rifugiarsi all’Ospedale Fatebenefratelli. Qui il Professor Prati avverte gli ebrei che sta proteggendo: tutto dipenderà dalla loro capacità di fingersi davvero malati dell’altamente contagioso Morbo K. I nazisti infatti minacciano di entare in ospedale. Solo una loro forte crisi, li convincerà a non entrare nella loro sala per portarli via.

A casa Calò intanto arriva l’ordien di evacuazione. Hanno solo 20 minuti per presentarsi al punto di ritrovo. Ester riesce a nascondere Marcolino prima di essere caricata sul camion con Ugo e Nonno Mosè. Pietro prova a liberarli, presesentandosi al comando nazi-fascista, ma tutto è inutile. Ester riesce comunque a svelargli il nascondiglio del figlio.

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Giacomo Giorgio e Dharma Mangia Woods

Il Colonnello Kappler ordina l’ispezione immediata dell’ospedale. Protetto dalla mschera antigas, il soldato Dannaeker, entra nel Reparto K dove gli ebrei rifugiati simulano i sintomi del fittizio “Morbo K”. Il soldato, spaventato, esce subito. Il piano di Prati sembra aver funzionato.

Ma arriva una nuova minaccia. Qusta volta è il Dottor Sorani a proporre un nuovo, disperato stratagemma per salvare gli ebrei in ospedale…

Di fake, in Morbo K ci sono principalmente i nomi e la storia d’amore tra l’ebrea Silvia e il giovane e fascinoso dottor Pietro. Il Professor Prati nella realtà si chiamava Dottor Giovanni Borromeo. Antifascista (negli anni Venti aveva rifiutato di iscriversi al Partito), creò il fittizzio morbo per salvare gli ebrei che, scappati dal ghetto, si erano rifugiati nel vicino ospedale. Morbo K come, si dice, Kesselring, il comandante delle forze tedesche d’occupazione. Quando nell’aprile 1944 i tedeschi fecero irruzione, catturarono 6 eberi polacchi che si erano nascosti su un balcone. Furono i sopravvissuti a raccontare la storia e a far riconoscere il Professor Borromeo Giusto tra le Nazioni da Israele: cosa che avvenne nel 2004. Il professore era morto nel 1961.

La sua storia è raccontata anche nel libro Una luce nella notte di Roma dello scrittore spagnolo Jesus Sanchez Adalid (HaperCollins Italia). Se la trama segue l’amore tra una ragazza romana e un ragazzo ebreo della Resistenza, l’ispiratore è stato un frate dell’ospedale Fatebenrefratelli che svelò all’autore la storia del Morbo K. E i legami tra i medici coinvolti, la Resistenza e il Vaticano (alcuni degli ebrei, dall’ospedale furono poi nascosti in alcuni conventi).