Questa mattina, a Roma, all’inizio dei lavori del New Year’s forum 2026, ospitati a palazzo Farnese dall’ambasciatore francese Martin Briens, sono state presentate le previsioni sull’anno di 300 persone, appartenenti a diversi settori, definite generosamente opinion leader. Per il 46 per cento degli intervistati il 2026 sarà un anno di rinascita. E già questa è una iniezione di ottimismo.
Il 69 per cento ritiene che l’Europa sarà più unita. Poco più della metà del campione teme che gli sconvolgimenti della geopolitica metteranno a rischio la democrazia in Occidente. L’Italia, che quasi tutti gli intervistati pensano debba mettere al primo posto la crescita economica, oltre a perseguire una maggiore integrazione con l’Europa, dovrebbe aumentare i rapporti con la Cina (51 per cento), con il Medio Oriente (42 per cento). Meno con gli Stati Uniti (33 per cento). Con la Russia solo il 6 per cento. La maggioranza converge sulla necessità di incrementare la leadership tecnologica, ancora prima di rafforzare la difesa comune. Il 65 per cento preferisce un’Europa autonoma con capacità di difesa integrata a un’Unione che collabora meglio, nell’ambito Nato, con gli Stati Uniti.
L’81 per cento degli intervistati è per una nuova leva volontaria, solo il 19 per cento vorrebbe reintrodurre quella obbligatoria. Quanto alla transizione energetica solo il 12 per cento dice che va accelerata, il 77 per cento la vuole bilanciata con giustizia sociale (concetto così ampio da apparire oscuro).
Questo relativo ottimismo sul 2026 è contrastato dalla convinzione (62 per cento) che le prossime generazioni vivranno peggio di quelle precedenti, ma speriamo che abbia ragione quel 18 per cento che vede un futuro roseo per i nostri giovani. L’intelligenza artificiale trasformerà il lavoro (76 per cento), ne creerà di nuovo (5) e in parte lo distruggerà (18). Tutt’altro che uno scenario apocalittico. Cresce la consapevolezza di vivere una stagione di grandi innovazioni tecnologiche. Occorrerà fare il possibile per esserne anche protagonisti e non solo fruitori passivi o persino vittime. Alla fine, benessere e coesione, dipendono dall’esito di questa partita vitale.
28 gennaio 2026
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