Il professor Mario Tumbarello (Scotte): “I giovani sottovalutano troppo i rischi dell’Hiv”

Si parla sempre meno di Hiv, eppure anche i contagi sono in aumento. Una situazione che riguarda da vicino anche Siena, dove i casi in cura al reparto di malattie infettive delle Scotte, gestito dal professor Mario Tumbarello, sono davvero tanti: “Si parla di diverse centinaia di pazienti seguiti al nostro ambulatorio – afferma il professor Tumbarello -. Parliamo di persone che lo sanno e che quindi si curano. Poi ci sono tutti quelli che ancora non lo sanno. E’ molto importante la consapevolezza della malattia, del rischio, e l’importanza di fare screening e quindi di capire precocemente se si è contratta questa malattia in maniera da cominciare una cura che ne blocca l’evoluzione”.

La soglia di attenzione è più bassa rispetto a una ventina di anni fa, soprattutto tra i giovani che non focalizzano bene quale sia il rischio: “E’ una cosa veramente molto molto triste – spiega Tumbarello – vedere dei ragazzi giovani che non hanno 20 anni e che contraggono l’Aids per trasmissione di tipo sessuale. Restano totalmente attoniti, loro e anche i loro familiari, nei confronti di una malattia di cui ignoravano totalmente il rischio. È una cosa che fa piangere il cuore a noi medici anche perché è una malattia nei confronti della quale c’è la possibilità di una prevenzione. Il concetto di rapporti sessuali protetti è una cosa che, soprattutto nei confronti dei nostri giovani, non è molto focalizzato. E’ molto più basso invece il rischio di contagio tramite stupefacenti, perché le sostanze di oggi non si assumono più per via endovenosa. Viceversa il contagio per via sessuale, sia omosessuale che eterosessuale, è in continuo aumento nella popolazione generale”.

L’Hiv continua a essere molto diffusa in tutto il pianeta: “Ci sono 30 o 40 milioni di casi in tutto il mondo – spiega Tumbarello -, tanto per dare un’idea di proporzioni. Se poi andiamo a vedere le situazioni nei vari paesi, sicuramente il fatto di avere disponibilità di farmaci per curare l’Hiv ha cambiato radicalmente la storia naturale della malattia. I pazienti con Aids a metà anni novanta avevano una mortalità elevatissima. È cambiato tutto con la disponibilità di nuovi farmaci antiretrovirali che sono comparsi più o meno alla metà degli anni ’90 e che hanno trasformato la malattia da mortale in un’infezione virale cronica dalla quale non si guarisce definitivamente, che però si può tenere sotto controllo”.