Caro dott. Paciolla,

i recenti malumori – in realtà difficilmente quantificabili all’interno della pubblica opinione complessiva – in merito a presunte battute sconvenienti presenti nell’ultima fatica di Gennaro Nunziante, regista storico del “Checco” nazionale, pur non avendomi sorpreso mi hanno lasciato francamente interdetto. Il ritorno del comico-attore con il regista barese mi è parso opportuno dopo quel “Tolo tolo” che a parere di chi scrive fu per vari aspetti più di un mezzo passo falso.

Ma forse vale la pena fare un passo indietro, al per nulla celato inasprimento della satira politica televisiva/teatrale all’indomani del 13 maggio 2001, che certificò al di sopra di ogni dubbio i bruciori di stomaco di quel mondo di artisti o pseudo tali che pure avevano trovato nelle TV del Cavaliere forse un trampolino di lancio definitivo. Mai e poi mai qualcuno si sognò di alzare un sopracciglio forse per motivi di pragmatismo, o per non dare a costoro appigli per poter strillare alla censura.

Bene, Luca Medici ha sempre interpretato il proprio personaggio in modo da non dare adito ad inutili polemiche, le quali tuttavia – anche se minoritarie – non potevano mancare: non si può piacere a tutti. Ma l’amara riflessione che oggi tocca fare è che l’aria è diventata irrespirabile. Che il “politicamente corretto” ha avvelenato il nostro mondo occidentale così da generare il timore di poter “offendere” qualcuno per qualsiasi motivo, futile o meno.

Non se ne può francamente più. Che si tratti di un crocifisso “troppo visibile”, di un presepe “inopportuno”, di un politico che mostra un lieve ripensamento sulla ferocia psico-pandemica, di una neo-eletta Miss della quale spunta un filmato in cui mimava la forma degli occhi orientali (ed alla quale viene “naturalmente” revocato il premio), la solfa è sempre la stessa: scatta il rituale “straccio delle vesti” e lo stigma verso il colpevole. Come se una parte, una fazione, uno schieramento potesse evocare invece per sé purezza indubitabile. Come se la censura poi non fosse unilaterale, non rispondesse ad un orientamento univoco e fazioso.

Capiamo o no che a questo punto praticamente qualsiasi cosa può essere considerata di volta in volta offensiva, divisiva, espressione di razzismo o suprematismo? Capiamo che questo clima non può far altro che generare una spirale infinita di sospetto, divisione, odio? Altro che rispetto! L’esito di tutto ciò non può essere un riposizionamento della discriminazione, la quale avviene al contrario! Tutto ciò che è – in una parola – “woke” stabilisce così un pretesto per istituire l’attacco organizzato ed istituzionalizzato ad ogni forma di disallineamento rispetto ad un’ortodossia predeterminata ed imposta.

Ci rendiamo conto che di questo passo non si può più vivere? Che praticamente in qualsiasi cosa (frase, discorso, opera d’arte ecc..) si può trovare qualcosa da eccepire sino a considerarlo intollerabile? Qualsiasi specificità di un soggetto dovrebbe essere così stigmatizzata, ovviamente per non offendere nessuno, con il probabile esito nel lungo periodo di eliminare ogni differenza. Altrimenti chiunque potrebbe esercitare il diritto di sentirsi offeso. Sempre che non si tratti del cristiano, beninteso, nei confronti del quale “stranamente” si tollera ad ogni attacco, vilipendio, persecuzione; perché lì nessuno se ne avvede o si indigna.

La ringrazio della sua attenzione auspicando che vi sia qualcuno che considera il ragionare su questi temi non tempo perso ma magari una possibilità di evitare che il contesto in cui viviamo si trasformi sempre più in un inferno.

PS: Il film di Zalone l’ho visto ed apprezzato (anche se non al livello dei primi) e le presunte scorrettezze… scorrettezze de che?