Mentre è ancora allerta per il maltempo (arancione in Lazio, Molise e Sardegna, gialla in altre otto regioni, ndr), Niscemi (Caltanissetta) continua a franare verso la piana di Gela: “L’intera collina sta crollando e la situazione è critica”, ha spiegato ieri, 27 gennaio, il capo della Protezione civile Ciciliano. La frana, con un fronte lungo 4 chilometri, che ha già costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le case, quindi, non si arresta. Molti degli sfollati non rientreranno più nelle loro abitazioni. “Bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi a Niscemi ci viveva, ed è in corso un censimento delle persone che vanno sostenute”, ha spiegato Ciciliano. La Procura di Gela ha aperto un procedimento penale per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, a carico di ignoti. Intanto questa mattina la premier Meloni ha sorvolato, in elicottero, le zone colpite dal maltempo in Sicilia ed è poi arrivata a Niscemi per una riunione in Municipio (LE IMMAGINI RIPRESE DAL DRONE). “Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il governo agirà in maniera celere”, è la rassicurazione fatta da Meloni. 

Schifani a Sky TG24: “Situazione senza precedenti”

A Sky TG24, nel mentre, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha avvertito: “C’è una situazione senza precedenti: ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. Bisogna rimboccarsi le maniche, cosa che stiamo facendo. Studieremo un piano urbanistico di ricostruzione parziale di quella struttura, lontana dalla frana. Le risorse le individueremo, c’è tutta la buona volontà”. Palazzo Chigi spiega in una nota che “a rendere complesso il quadro è l’impossibilità, finché la frana rimarrà attiva, di identificare con esattezza l’area su cui intervenire e stabilire di conseguenza le modalità di intervento”. 

Il procuratore di Gela: “Da capire se la frana poteva essere evitata”

Quando le condizioni di agibilità nell’area lo consentiranno, sarà fatto anche un “focus specifico” per verificare eventuali abusi edilizi sugli edifici, “molti dei quali però – sostiene il vicesindaco di Niscemi, Pietro Stimolo – sono stati realizzati prima del 1977, quando non c’era un regime di concessioni, quindi non dovrebbero esserci situazioni di irregolarità”. Il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, sottolinea comunque che “la frana di Niscemi non è nata oggi, ha una storia”. Con le indagini in corso si cercherà quindi “di capire se potevano essere adottate delle contromisure per fermarla e non è stato fatto o se addirittura è stato fatto qualcosa, o non è stato fatto, che ha aggravato”. Gli inquirenti sono quindi al lavoro per “acquisire documentazione tecnica in più Enti”.

Gli sfollati di Niscemi

Nel mentre, agli sfollati, il governatore della Sicilia Renato Schifani ha assicurato che la Regione si farà carico “di un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati coloro che non potranno più rientrare nelle abitazioni”. Gli sfollati hanno finora trovato accoglienza nel palazzetto dello sport, allestito con decine di brandine, e nella casa di riposo Giugno. 

Le scuole chiuse a Niscemi

Sono centinaia i bambini di Niscemi rimasti a casa perché le scuole elementari che frequentano sono state chiuse. Cinque gli istituti coinvolti, che si trovano nelle zone rosse: Belvedere, Don Bosco, San Giuseppe, Collodi e Pirandello. Solo due plessi elementari sono aperti, essendo al di fuori delle aree a rischio: Mario Gori e Don Milani. Nessun problema per gli alunni delle medie di Verga e Manzoni. 

Assemblea siciliana: “Subito 1,3 miliardi del Ponte per ricostruzione”

C’è chi propone di utilizzare i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto di Messina per la frana e più in generale per i necessari interventi di ricostruzione per i danni del maltempo per il ciclone Harry in tutta la Sicilia. Ad avanzare la proposta all’Assemblea regionale siciliana sono stati i deputati di Sud Chiama Nord, con ordine del giorno poi approvato nella serata di ieri: si impegna il governo dell’isola a procedere “con la massima urgenza, a una riprogrammazione delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027, al fine di adeguare le priorità di spesa alle gravi e straordinarie conseguenze prodotte dagli eventi calamitosi verificatisi nel mese di gennaio 2026”. Nello specifico, si chiede di sbloccare subito 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento regionale del Ponte nell’ambito dell’accordo per il Fondo di Sviluppo e coesione (Fsc) 2021-2027 tra la presidenza del Consiglio dei ministri e la presidenza della Regione Siciliana.

Approfondimento
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In 8 anni dal Comune nessuna richiesta intervento a Commissario per contrasto idrogeologico

Emerge intanto come la struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico di Niscemi non sia mai stata attivata dal Comune in 8 anni. Lo spiega l’ingegnere Sergio Tumminello, attuatore della stessa struttura (che a capo il presidente regionale Schifani). Ma come funzionano gli interventi in casi simili? Generalmente i territori e le amministrazioni comunali presentano un progetto di opere che viene caricato su una piattaforma (Rendis) e poi validato dell’Autorità di Bacino, che ne verifica la coerenza con la pianificazione. Quando i Comuni non hanno tecnici o risorse per la progettazione, la struttura commissariale può affiancare propri esperti o disporre fondi per la progettazione. Una volta “approvato”, il progetto viene classificato. Si stila cioè una classifica per urgenza e pericolosità del caso. La frana di Niscemi, ad esempio, per valutazione di rischio geologico è R4, il massimo grado di pericolosità. Segue il bando di gara per assegnare il progetto esecutivo, poi un secondo bando per l’aggiudicazione dei lavori che vengono seguiti dalla Struttura fino alla fase della rendicontazione. Al momento sono 700 i cantieri aperti nell’Isola.

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