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Redazione Salute
Studio italiano: il trapianto fecale ha aumentato la sopravvivenza libera da progressione di malattia e il tasso di risposta
Nel corso degli ultimi 10-15 anni, l’immunoterapia (farmaci in grado di «riattivare» e scatenare il sistema immunitario contro il tumore) ha rivoluzionato il trattamento di tante malattie oncologiche. «L’immunoterapia è da tempo lo standard di trattamento per i tumori del rene, insieme a farmaci a bersaglio anti-angiogenetico – ricorda Giampaolo Tortora, Ordinario di Oncologia Medica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Comprehensive Cancer Center della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS –. Purtroppo alcuni pazienti non rispondono da subito al trattamento, mentre altri in modo modesto. Ricercatori di tutto il mondo stanno dunque cercando di capire come potenziare la risposta a questi farmaci. È noto che il microbiota giochi un ruolo fondamentale sia nello sviluppo di alcuni tumori, che nella risposta all’immunoterapia. E nei tumori del rene, diversi fattori concorrono a ridurre l’effetto dell’immunoterapia e a creare meccanismi di resistenza, che tendono ad attenuarne gli effetti. Tra questi l’angiogenesi molto spiccata e la produzione di alcuni fattori infiammatori (es. IL-6), caratteristiche appunto dei tumori del rene».
Partendo da queste osservazioni, uno studio multicentrico coordinato da ricercatori della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma appena pubblicato su Nature Medicine, aggiunge un nuovo tassello alle crescenti evidenze che collegano il microbioma intestinale all’efficacia dell’immunoterapia.
Lo studio
Lo studio TACITO ha valutato se un trapianto di microbiota fecale (FMT) da donatori che avevano risposto in modo completo all’immunoterapia potesse migliorare gli esiti clinici in un gruppo di pazienti con carcinoma renale metastatico, trattati con la combinazione (immunoterapico) e axitinib (terapia target anti-recettori del VEGF) che rappresenta il trattamento standard di prima linea.
«L’ipotesi di lavoro – spiega Gianluca Ianiro, principal investigator e coordinatore dello studio, ricercatore in Malattie dell’Apparato Digerente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – era che trapiantare un microbiota intestinale “adeguato” fosse in grado di migliorare la risposta all’immunoterapia. Il TACITO è stato appunto il primo trial randomizzato al mondo che ha confrontato la risposta all’immunoterapia, a seguito di trapianto di microbiota da donatori che avevano risposto molto bene all’immunoterapia, versus placebo».
«Lo studio, randomizzato, in doppio cieco e controllato contro placebo, ha coinvolto 45 pazienti con tumore del rene avanzato, trattati per la prima volta con l’immunoterapia. I partecipanti sono stati assegnati a ricevere FMT da donatori (d-FMT) oppure placebo (p-FMT), con l’obiettivo primario di valutare la percentuale di pazienti liberi da progressione di malattia a 12 mesi», spiega Serena Porcari, prima autrice e dirigente medico presso il CEMAD della Fondazione Policlinico Gemelli.
I risultati
Il 70% dei pazienti trattati con donatori non mostrava progressione di malattia a un anno, rispetto al 41% del gruppo placebo; un trend importante che non ha raggiunto però la significatività statistica.
«In particolare – afferma Roberto Iacovelli, co-PI dello studio e Professore Associato di Oncologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – la sopravvivenza libera da progressione di malattia mediana è risultata nettamente maggiore nel gruppo che aveva ricevuto FMT: 24 mesi contro 9 mesi del gruppo di controllo, con una riduzione del rischio di progressione del 50%».
«Tra i risultati interessanti che abbiamo osservato – aggiunge Chiara Ciccarese, co-prima autrice dello studio e Ricercatrice in Oncologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – è che il FMT associato all’immunoterapia dà risultati migliori nei pazienti a prognosi intermedia o sfavorevole».
Il ruolo chiave del microbiota
«Questi risultati – commenta Gianluca Ianiro, dirigente medico presso il CEMAD della Fondazione Policlinico Gemelli – forniscono prove ulteriori del ruolo del microbiota intestinale come modulatore della risposta all’immunoterapia e suggeriscono che il FMT da donatori selezionati possa diventare un’importante strategia complementare».
«In futuro il microbiota del paziente potrà essere studiato come biomarcatore predittivo di risposta all’immunoterapia oncologica – conclude il professor Antonio Gasbarrini, Direttore Scientifico dell’IRCCS Gemelli e Ordinario di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore -. Una miglior conoscenza del microbiota “adeguato” potrà consentirci di modulare la sua composizione in ottica di risposta all’immunoterapia e non necessariamente attraverso il FMT. Sono allo studio nuove tecniche di somministrazione (ad esempio capsule liofilizzate, antesignane dei cocktail batterici)».
28 gennaio 2026 ( modifica il 28 gennaio 2026 | 13:35)
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