Perché i Guardiani della rivoluzione sono l’architrave del regime
(Guido Olimpio) I pasdaran sono tante cose messe in insieme. Rappresentavano il sangue della rivoluzione, hanno assunto poi il ruolo di guardiani della Repubblica islamica, per diventare un centro di potere, dal campo bellico a quello economico.
Fondati nel 1979 all’indomani della cacciata dello Scià, sono stati mandati subito al fronte, insieme a colonne di volontari, per respingere l’assalto delle divisioni irachene di Saddam Hussein. Per otto anni, insieme a migliaia di combattenti, hanno tenuto duro nonostante l’inferiorità di mezzi. Quella prova, chiusa nell’88 con l’amaro calice della tregua bevuto dalla Guida Khomeini, ne ha «santificato» valore e funzione, ha forgiato una linea di ufficiali diventati poi nel tempo i vertici di un apparato profondo.
Oggi contano su oltre 180 mila uomini, dotati dei migliori equipaggiamenti, in grado di operare dal settore missilistico all’impegno nelle acque del Golfo, con unità convenzionali e specialisti, chiamati a portare avanti progetti strategici. Per aumentare le capacità difensive ma anche avere la possibilità di colpire lontano. Con i vettori a lungo raggio, i droni kamikaze della «famiglia» Shahed — esportati in diversi Paesi, a cominciare dalla Russia — e, quando necessario, con attività clandestine che includono sabotaggi, terrorismo, omicidi mirati. Le missioni coperte possono essere condotte anche con l’aiuto di elementi stranieri, reclutati tra simpatizzanti e nell’ambiente del crimine comune, specie se devono agire in Occidente.
La Divisione Qods, sotto la direzione del generale Qasem Soleimani — ucciso da un drone Usa in Iraq nel 2020 — si è assunta il compito di armare, coordinare, addestrare e guidare il cosiddetto Asse della resistenza, l’arco di milizie di fede sciita formatesi progressivamente in Libano, Iraq, Yemen, Siria, Afghanistan. A loro si sono aggiunti i palestinesi sunniti di Hamas e della Jihad islamica, fazione di fatto creata da Teheran per avere un alleato ancora più stretto. I movimenti hanno conquistato una loro autonomia — l’esempio più evidente sono gli Houthi yemeniti —, tuttavia hanno ricevuto il supporto tangibile dei mullah per essere pronti in caso di conflitto ad aprire altri fronti.
Al tempo stesso le fazioni hanno simboleggiato le ambizioni degli ayatollah per avere influenza in aree contese ed incidere nei rispettivi Paesi con un doppio cappello: militare e politico. Una riproduzione su scala ridotta di ciò che sono i pasdaran all’interno dell’Iran.
Nei momenti più difficili, quando è esplosa la contestazione nei confronti del regime, i guardiani, insieme alla milizia Basij, hanno guidato la repressione provocando migliaia di vittime confermando di essere più bravi nel soffocare le proteste che a parare le incursioni avversarie.
Alcuni esperti sostengono che la vecchia guardia, decimata dagli attacchi israeliani, sia sfidata da ufficiali più giovani, meno cauti e per nulla intimoriti nel dover affrontare gli avversari. Altri osservatori ipotizzano che i pasdaran potrebbero un giorno sbarazzarsi dei personaggi più in vista della nomenklatura religiosa proponendosi come i gestori di una nuova fase.
Una scelta, spiegano, per conservare prerogative, un budget gigantesco, interessi economici estesi ma senza il mantello dei religiosi. All’opposto c’è chi ritiene che queste analisi siano premature. Per l’intelligence americana il regime non è stato mai così debole, però gli esperti affermano che non sia ancora al punto di rottura.