di
Francesco Bertolino

L’assemblea approva la conversione in titoli ordinari: le prossime tappe e il possibile conferimento di PosteMobile nella compagnia telefonica

Tim dice addio alle azioni di risparmio. L’assemblea dei soci della compagnia telefonica ha approvato la conversione in azioni ordinarie di questi titoli «speciali» che non danno diritti di voto ai loro possessori, ma assegnano un privilegio rispetto ai titoli ordinari sul pagamento dei dividendi, in termini temporali e quantitativi. Il via libera alla trasformazione è arrivato anche dall’assise degli azionisti di risparmio. Ora si aprirà la finestra per il recesso per i soci di risparmio che non hanno concorso ad approvare la delibera. Il prezzo di liquidazione è fissato in poco più di 51 centesimi, mentre le azioni di Tim hanno chiuso ieri a Piazza Affari a 59 centesimi (+1,6%), sui massimi dal 2018. Difficile quindi che l’esborso superi la soglia dei 100 milioni che il gruppo ha fissato come condizione per l’efficacia dell’operazione (comunque rinunciabile).

Le tappe della conversione

Conclusa la finestra di 15 giorni per il recesso, Tim e Borsa Italiana fisseranno quella per la conversione facoltativa. I soci di risparmio riceveranno un’azione ordinaria di Tim per ogni titolo consegnato più un conguaglio in denaro 12 centesimi. La somma tiene conto di tre anni di dividendi privilegiati arretrati (il gruppo non ne stacca dal 2021) e della maggior cedola rispetto alle azioni ordinarie che per statuto sarebbe spettata ai titolari di risparmio nei prossimi cinque anni. Al termine del periodo, la conversione da facoltativa diventerà obbligatoria e gli azionisti di risparmio che non avessero ancora aderito riceverebbero un titolo ordinario e un conguaglio di 4 centesimi.



















































L’appoggio di Poste Italiane

In un modo o nell’altro, quindi, Tim ritirerà le azioni di risparmio dal mercato. La compagnia era una delle ultime società ad avere questo strumento in circolazione e aveva già tentato di eliminarlo più volte, l’ultima nel 2015 quando, però, l’allora primo socio Vivendi aveva fatto mancare l’appoggio in assemblea. Non così Poste Italiane, attuale azionista di maggioranza relativa della compagnia telefonica, che ha votato a favore della proposta del cda guidato da Pietro Labriola e, più in generale, sta sostenendo il piano di rilancio di Tim nel difficile settore dele telecomunicazioni.

La riduzione del capitale sociale

La conversione andrà a semplificare la struttura patrimoniale della compagnia, sforzo a cui contribuirà la riduzione volontaria del capitale sociale da 11 a 6 miliardi, approvata sempre ieri. I 5 miliardi così liberati saranno destinati in parte a riserva legale e in parte a riserva disponibile utilizzabile, per esempio, per remunerare i soci. La trasformazione delle risparmio in ordinarie — che si concluderà probabilmente fra maggio e giugno — porterà anche a un cambiamento nella compagine azionaria di Tim. Potrebbero spuntare nuovi soci fra cui il fondo Davide Leone che è accreditato di una quota intorno al 13% di capitale di risparmio. E, a meno che non detenga anche titoli «speciali», la quota di Poste Italiane in Tim scenderà dall’attuale 27,3% al 19-20%.

Il conferimento di PosteMobile

Questa diluizione libererebbe «spazio azionario» per il conferimento di PosteMobile e dei suoi 5 milioni di clienti in Tim, evitando che il gruppo dei recapiti superi la soglia del 30%, oltre la quale dovrebbe promuovere un’offerta pubblica di acquisto sull’intero capitale della compagnia. L’operazione passerebbe per un aumento di capitale di Tim dedicato al gruppo guidato da Matteo Del Fante, il cui operatore telefonico virtuale potrebbe ricevere una valutazione compresa fra 600 e 900 milioni, secondo le stime che circolano sul mercato.
L’assemblea ha infine approvato l’ingresso nel cda di Tim di Lorenzo Cavalaglio e Alessandra Perrazzelli.

Nuova app L’Economia. News, approfondimenti e l’assistente virtuale al tuo servizio.

SCARICA L’ APP