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Buen Camino, effetto Zalone anche in ospedale. L'urologo (e compagno di scuola dell'attore): «Visite cresciute dopo il film, aumento del 40%»
CCelebrità

Buen Camino, effetto Zalone anche in ospedale. L’urologo (e compagno di scuola dell’attore): «Visite cresciute dopo il film, aumento del 40%»

  • 29 Gennaio 2026

di
Giuseppe Di Bisceglie

L’urologo barese Roberto Piccinni, che ha studiato nello stesso liceo frequentato da Luca Medici, parla di “effetto Zalone” nel suo settore, con un aumento di pazienti che chiedono di essere visitati per disturbi alla prostata

Dopo “Buen Camino”, il film campione d’incassi con Checco Zalone, la prostata ha smesso di essere un argomento tabu. Negli ambulatori di urologia, anche in Puglia, le richieste di visite sono aumentate, soprattutto tra uomini che fino a ieri avrebbero evitato l’argomento con un’alzata di spalle. A far scattare la molla, questa volta, non è stata una campagna di prevenzione ma una scena comica del film campione di incassi di Checco Zalone. 

«Lo abbiamo notato tutti, un aumento di circa il 40%», dice Roberto Piccinni, urologo conversanese, dirigente medico all’ospedale Di Venere di Carbonara. Un fenomeno già ribattezzato “effetto Zalone”.



















































Dottor Piccinni, lei e Checco Zalone siete coetanei e avete frequentato lo stesso liceo.
«Sì, ma non abbiamo rapporti di amicizia o personali. Frequentavamo lo stesso liceo, ci si conosceva di vista, come succedeva in scuole non molto grandi. Già allora organizzava il liceo show, aveva una comicità naturale. Ma le nostre strade si sono divise lì».

Eppure oggi i vostri percorsi si incrociano di nuovo, seppure indirettamente.
«Sì, ma senza alcun legame personale. Quelle scene non sono state certo pensate per me. Qualcuno avrà suggerito di raccontare quei sintomi in quel modo. Il punto è l’effetto che hanno prodotto».

Che cosa è cambiato, concretamente, nel vostro lavoro quotidiano?
«Abbiamo registrato un aumento delle richieste di visite urologiche. Non è una percezione individuale: ne abbiamo parlato anche tra colleghi. L’incremento riguarda soprattutto uomini relativamente giovani».

Perché proprio i giovani?
«Nel film i disturbi mostrati sono quelli tipici della prostatite, un’infiammazione della prostata. È una condizione frequente tra i 20 e i 50 anni. Non si parla di tumore o di ipertrofia prostatica, che riguardano età diverse. Questo ha fatto sì che molti si riconoscessero in quei sintomi».

Sintomi che prima venivano ignorati?
«Spesso sì. Bruciore durante la minzione, bisogno di urinare più frequentemente, fastidi pelvici. Molti li attribuiscono a una semplice cistite e non sempre si rivolgono subito al medico. Il film ha reso quei segnali più riconoscibili».

Avete riscontri diretti di questo meccanismo?
«Certamente. Ho visitato, pochi giorni fa, un uomo di 51 anni che mi ha detto chiaramente di essere venuto perché, dopo aver visto il film, ha chiesto alla moglie di prenotargli una visita urologica. È un esempio molto concreto».

Esiste un’età giusta per iniziare a controllare la prostata?
«Dipende da cosa si intende per controllo. Un trentenne può avere problemi alla prostata, ma nella maggior parte dei casi si tratta di prostatite. La prevenzione del tumore prostatico inizia intorno ai40 anni, se c’è familiarità, e intorno ai 50, se non c’è».

Quindi l’“effetto Zalone” può avere anche un valore preventivo.
«Direi di sì. Anche chi non ha sintomi importanti, magari più attento o più ansioso, coglie l’occasione per informarsi. In quei casi spieghiamo l’importanza di uno stile di vita corretto: attività fisica, regolarità intestinale, equilibrio. Sono indicazioni semplici, ma spesso trascurate».

Possiamo dunque dire che una commedia può incidere sulla salute pubblica?
«Se riesce a superare imbarazzi e reticenze e a portare le persone dal medico prima che i problemi si aggravino, sì. In questo caso l’effetto comico ha prodotto conseguenze molto concrete».


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28 gennaio 2026 ( modifica il 28 gennaio 2026 | 15:51)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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