In risposta alla “chiusura straordinaria” di venerdì 23 e sabato 24 gennaio per “ragioni di sicurezza”, diffuso l’annuncio di una festa serale legata ad Askatasuna, studenti e studentesse danno il via, nella serata di mercoledì 28 gennaio, all’occupazione di Palazzo Nuovo: Un “atto politico di riappropriazione dello spazio che vogliono toglierci e che vogliamo rendere invece vivo e partecipabile. L’Università non è un edificio che può essere svuotato quando diventa scomodo, ma un luogo politico di produzione critica del sapere, di relazioni, di possibilità. Costruiamo l’Università che vogliamo”. Un’occupazione a cui, sempre in serata, replica l’Università di Torino: “L’occupazione di spazi universitari non è una forma di confronto accettabile, perché limita i diritti dell’intera comunità accademica e compromette lo svolgimento delle attività istituzionali”. 

Palazzo Nuovo occupato dopo la “chiusura straordinaria”

Venerdì scorso, così come sabato 24 gennaio, le luci di Palazzo Nuovo, sede universitaria delle Facoltà Umanistiche, erano spente: una “chiusura straordinaria per ragioni di sicurezza” disposta dai vertici dell’Ateneo dopo l’annuncio di una festa musicale per Askatasuna che lì avrebbe dovuto avere luogo, nella serata di venerdì, dopo le 20. “Surreale che si chiuda una delle sedi principali di UniTo sin dal mattino quando l’evento è previsto dopo l’orario di esami e lezioni – dichiaravano dal CUA, Collettivo Universitario Autonomo –. In piena sessione viene blindato Palazzo Nuovo per impedire lo svolgimento di una festa, come ne sono state fatte tante fino a oggi. Riteniamo quello della Rettrice un comportamento vigliacco, autoritario e inutilmente allarmista”. Concetti ribaditi anche nella mattinata di martedì, 27 gennaio, quando i collettivi universitari hanno raggiunto il rettorato in via Verdi per contestare la chiusura disposta dalla rettrice Cristina Prandi: “È lampante che non abbia agito per motivi di sicurezza – così gli studenti in rettorato, dove contemporaneamente si stava svolgendo la seduta del Senato Accademico –. La chiusura rappresenta una presa di posizione politica”. 

L’Ateneo: “Rinunciare all’occupazione, avviate procedure interne per la tutela della sicurezza e del patrimonio”

“Palazzo Nuovo deve rimanere accessibile e sicuro per studentesse e studenti, personale tecnico-amministrativo, docenti e cittadinanza che usufruisce delle attività dell’Ateneo – dichiarano da UniTo – . Qualsiasi iniziativa che impedisca o condizioni l’accesso alle strutture, interrompa la didattica o metta a rischio persone e beni è incompatibile con la responsabilità che un’istituzione pubblica deve garantire”. Segue da parte dell’Università la richiesta di rinunciare ad “avviare l’occupazione annunciata” e di ripristinare “le condizioni di piena agibilità e fruibilità dell’edificio”. Sempre dall’Ateneo informano di aver già attivato “le procedure interne necessarie per la tutela della sicurezza e del patrimonio” in attesa di valutazione “in raccordo con gli organi competenti” delle misure atte a garantire la “continuità delle attività e la tutela dei diritti della comunità universitaria”. Per quanto riguarda il dialogo, l’Università rimanda a un confronto nelle sedi più appropriate: “Non può svolgersi sotto condizione né attraverso azioni che impongano unilateralmente un blocco delle attività”.

“Restituire il senso di comunità e collettività che l’università dovrebbe garantire”

“Non finisce qua”, aveva rilanciato il collettivo, commentando l’improvvisa chiusura e, nella serata di mercoledì, 28 gennaio, studenti e studentesse all’interno degli spazi universitari organizzano e poi scrivono un nuovo capitolo della storia. Le luci spente si accendono a oltranza nella sede di Palazzo Nuovo, occupata a termine di un’assemblea generale universitaria: “É stata la rettrice stessa ad ammettere che la chiusura si inseriva in un contesto di pressioni e di ‘sicurezza’, come pretesto per scongiurare la critica – dichiarano –. Da tempo assistiamo allo stesso schema: eventi culturali, momenti di confronto e socialità, forme di aggregazione non istituzionalizzate vengono raccontate e affrontate come potenziali minacce”. Denunciano l’assenza di dialogo nonostante la rettrice Prandi “sin dal suo insediamento si sia presentata come la paladina del dialogo e dell’università aperta”. “Un modello del genere ci preoccupa e ci sta stretto: vogliamo ristabilire con chiarezza che l’Università appartiene a tutti/e gli/le studenti/esse e a chi ci lavora – concludono –. Va ridata la centralità ai bisogni e alle aspirazioni di coloro che danno un senso all’esistenza stessa dell’istituzione formativa”.  

Continuano esami e attività: “Non vogliamo bloccare, ma anzi arricchire”

Sempre dal collettivo fanno sapere che non vi è alcuna volontà di bloccare né impedire che vengano svolte le regolari attività universitarie all’interno della sede di via Sant’Ottavio: “Non vogliamo bloccare esami – scrivono sottolineando di utilizzare solamente “aule non adibite” al loro svolgimento –. Vogliamo arricchire Palazzo Nuovo per rendere questo spazio ancora più attraversabile in un momento di sessione, in cui il dare esami si possa accompagnare a momenti di socialità e confronto, dai pranzi alle cene condivisi, a momenti musicali e dibattiti politici”. Per ogni aggiornamento relativo a lezioni, esami e servizi, conferma l’Università, le comunicazioni da parte di UniTo verranno trasmesse attraverso i canali ufficiali dell’Ateneo.