di
Giovanna Maria Fagnani

Gli insulti dopo che l’avvocato aveva annunciato che avrebbe restituito l’Ambrogino nel caso fosse stato assegnato alla Flotilla. «Tramite un investigatore li ho scovati e ho inviato una diffida, è la prima volta»

Le hanno dato della «fascista» sui social, nascondendosi dietro l’anonimato, e ora l’avvocato Anna Maria Bernardini de Pace diffida i suoi hater. Chi l’ha insultata ha tempo una settimana per rimuovere i commenti, altrimenti sarà perseguito penalmente. La diffida è stata inviata in questi giorni a dodici persone, in tutta Italia. La vicenda nasce dalle critiche che l’avvocato aveva avanzato alla proposta del Pd e dei Verdi di premiare con l’Ambrogino d’Oro la Global Sumud Flotilla.

Avvocato De Pace, cosa è successo?
Siccome trovavo indecoroso che si desse l’Ambrogino alla Flotilla, dato che non capivo che cosa avesse fatto di importante e fondamentale per Milano, ho affermato che era un chiaro appoggio politico ai Pro Pal e che una simile premiazione avrebbe snaturato il valore dell’Ambrogino. E così ho detto che avrei restituito pubblicamente il riconoscimento che ho ricevuto con orgoglio alcuni anni fa. A seguito di queste dichiarazioni c’è stata un’indignazione da parte del mondo ProPal e la cosa vergognosa è che mi abbiano chiamata “fascista”. Questo mi ha inviperita, quindi tramite l’avvocato Davide Steccanella ho inviato la diffida: è la prima volta».



















































Lei è un personaggio pubblico, anche televisivo, davvero è la prima volta che denuncia gli hater?
«Sì, perché che io sia fascista è la cosa più lontanamente possibile della verità. Io sono sempre stata liberale, iscritta a quel Partito, finché è esistito e poi mi sono iscritta al partito Radicale. Ho combattuto per il divorzio, per la parità uomo e donna. Ho fondato il primo studio in Italia tutto al femminile nel 1989: solo avvocate donne e con un segretario uomo. Le pare che potrei essere fascista? Nel fascismo le donne avevano ruoli ben precisi: dovevano essere solo mogli e madri. Ma ci sono anche altre ragioni che portano a escludere che io sostenga il fascismo».

Quali?
«I libri che ho scritto. La storia della mia famiglia, fieramente antifascista. Ho avuto dei famigliari, tra cui mio zio Alfredo Bernardini, che sono stati incarcerati per essersi opposti al fascismo. Inoltre, considero un grande pensatore Che Guevara: le sue parole “Chi lotta può perdere ma chi non lotta ha già perso” sono il mio mantra».

Come ha fatto a scoprire chi erano gli hater?
Mi sono rivolta a una società di investigazioni, la Phersei di Marzio Ferraio, che ha recuperato nomi e indirizzi.

E ha individuato 12 persone, che vivono a Roma, Napoli, Trapani, Palermo, Ancona… Chi sono? Ci sono personaggi pubblici?
«
No, sono tutti sconosciuti. Gente aggressiva e maleducata, incapace di vedere la realtà oltre i pregiudizi. Se non cancellano gli insulti, li perseguiremo penalmente. Insultavano anche la premier Giorgia Meloni».

Cosa dicevano?
«Che io sarei fascista in quanto “amica della ducetta”. Ma il fascismo è finito prima che lei nascesse. Meloni è una persona democratica, internazionale, tutto tranne che una dittatrice, non so come si faccia a definirla tale».

Gli hater in quella vicenda si sono limitati agli insulti sul web?
«No, ho ricevuto telefonate minatorie in studio che mettevano in guardia me e la mia famiglia e poi tante email, non le dico quanti antisemiti mi hanno scritto. Dicevano che ero idiota, ignorante, che a nessuno importava se avessi restituito l’Ambrogino. In totale saranno stati circa 200 tra messaggi e chiamate».

Li ha denunciati?
«No, me la sono presa solo con quella dozzina di anonimi che mi davano della fascista».


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28 gennaio 2026