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Benji & Fede, in realtà Benjamin Mascolo e Federico Rossi, sono cresciuti insieme. Insieme hanno raggiunto il successo. Poi prima uno e poi l’altro sono caduti. Tra depressioni, crisi esistenziali, dipendenze e altro si sono allontanati e poi ripresi. «Se fossimo colleghi e non, di fatto, fratelli, non saremmo di nuovo insieme», raccontano insieme a La Repubblica presentando il nuovo singolo Zero. Una canzone che non è piaciuta a Carlo Conti. «È stato scartato da Sanremo, ma ci crediamo lo stesso e lo facciamo uscire. È questione di sincerità: il brano parla proprio della liberazione dalle aspettative».

L’esclusione da Sanremo

Come l’hanno presa l’esclusione? «Con filosofia e un po’ di fatalismo. È un giudizio legittimo, probabilmente il mondo fuori di noi — compreso Conti — deve allinearsi ancora a questo nostro cambiamento. Ci vorrà tempo, abbiamo fiducia. Non era destino, magari lo sarà tra qualche anno e sarà ancor più bello».

«Zero – racconta Fede – è una partenza verso un percorso più intimo: siamo giovani adulti, anche tra noi finalmente ci rapportiamo come tali. Siamo maturati». Ora, a differenza di prima c’è maggior dialogo, confronto. «Nel 2020, semplicemente ci eravamo allontanati troppo senza neanche dircelo».

«La separazione – dice Benji – è stata dura per entrambi.

Ma è stata un male necessario, per crescere». Poi tocca a Fede: «Quello più bello è stato quando ho preso in braccio per la prima volta la figlia di Benji. È stato lì che ho capito che qualcosa — tra noi, per noi — era cambiato. Siamo entrati in una nuova fase della vita. E, in musica, significa basta sovrastrutture: va bene mostrarsi fragili, visto che prima avevamo pudore reciproco anche di questo».

La crisi

Da buoni fratelli spiegano anche la crisi, la difficoltà nel gestire il successo. «La verità è che quasi nessuno ha i mezzi per gestire il successo, né esiste un manuale d’istruzioni per farlo. Chiaro, siamo grati e privilegiati. Ma il successo ha anche dei lati oscuri». Benji aggiunge, parlando sempre del successo: «Amplifica chi sei, dunque sia difetti che pregi. E poi quando si è così giovani il rischio — com’è capitato a noi — è che l’immagine pubblica divori il resto, personalità compresa ancora in via di costruzione. Forse è solo adesso, dieci anni dopo, che sentiamo di avere i mezzi per affrontarlo».


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