di
Viviana Mazza
Un supporter di Trump, «armato» di una siringa, ha spruzzato dell’aceto su Ilhan Omar. Poche ore prima, il presidente l’aveva attaccata in un suo comizio in Iowa, criticando anche il Paese dov’è nata, la Somalia
DALLA NOSTRA INVIATA
MINNEAPOLIS – «Dobbiamo abolire l’Ice una volta per tutte. E la segretaria del dipartimento della Sicurezza Interna Kristi Noem deve dimettersi o affronterà l’impeachment», stava dicendo la deputata di Minneapolis Ilhan Omar martedì sera in un incontro con i suoi elettori, quando un uomo si è alzato dalla prima fila e le ha spruzzato con una siringa «un liquido dal forte odore» (aceto di mele, pare) prima di essere buttato a terra e ammanettato. In un’intervista ad Abc News, Trump ha detto: «Penso che sia un’imbrogliona e probabilmente si è fatta spruzzare, conoscendola». La deputata repubblicana Nancy Mace della South Carolina tuttavia ha espresso inquietudine per l’attacco, pur essendo politicamente agli antipodi rispetto a Omar.
Omar ha chiesto agli assistenti un fazzoletto e ha insistito per continuare l’incontro: «Datemi dieci minuti, vi supplico, non lasciate che si prendano loro la scena». Un’ora dopo ha scritto sui social: «Sono sopravvissuta a una guerra, questo piccolo agitatore non mi intimidirà. Non lascio che i bulli l’abbiano vinta».
L’uomo, Anthony J. Kazmierczak, 55 anni, è «piuttosto conservatore» e postava messaggi pro-Trump su Facebook, ha detto un vicino di casa al New York Post. Poche ore prima, Trump aveva attaccato Omar in un comizio in Iowa, criticando anche il Paese dov’è nata, la Somalia, e aggiungendo che gli immigrati «devono mostrare che amano il nostro Paese… non come Ilhan Omar». Omar è emigrata negli Stati Uniti come profuga dalla guerra civile a 12 anni, ed è uno dei bersagli preferiti di Trump: in passato ai comizi ha fatto gridare ai suoi sostenitori «Rispeditela indietro», l’ha chiamata «spazzatura», ha detto senza prove che ha sposato suo fratello e falsamente che ha elogiato Al Qaeda. Nel 2019 Omar è diventata una delle prime due donne musulmane al Congresso e, insieme ad Alexandria Ocasio-Cortez, era una delle membri della «Squad» di deputate di estrema sinistra.
Al New York Times raccontò che a scuola veniva bullizzata: le appiccicavano la gomma da masticare sul velo che porta sul capo, e suo padre le spiegò che non era «personale»: «Lo fanno perché si sentono in qualche modo minacciati dalla tua esistenza». Omar ha anche invitato al boicottaggio di Israele e accusato il governo israeliano di genocidio a Gaza: i critici sostengono che certe sue affermazioni sconfinano nell’antisemitismo, come nel 2019 quando scrisse online che l’appoggio Usa a Israele è «tutta una questione di Benjamin» (i biglietti da 100 dollari con la faccia di Benjamin Franklin, ndr); poi si è scusata.
I deputati repubblicani minacciano di aprire una indagine su di lei, per legarla allo scandalo sulle spese dell’assistenza sociale che ha colpito il Minnesota, dove membri della comunità somala sono stati accusati di frode per aver fatto pagare allo Stato milioni in servizi mai forniti. Un’indagine sulle finanze di Omar iniziò sotto Obama; nel 2024 il dipartimento di Giustizia ha riesaminato le sue finanze, le spese elettorali e le interazioni con un cittadino straniero; ma non è stata incriminata e lei dice che anni di indagini non hanno portato a nulla perché non ha fatto nulla. Trump ha motivato l’intervento dell’Ice in Minnesota anche con le indagini per frode.
Ieri a Minneapolis l’Ice continuava le operazioni, anche se sembra che ci sia una de-escalation legata all’assenza di Polizia di frontiera. Ma non basta in questa comunità che vuole che Ice se ne vada. L’Ecuador ha protestato formalmente perché un agente Ice ha tentato di entrare dentro il consolato. Al sindaco Frey che ha chiarito che non collaborerà con le leggi federali sull’immigrazione, Trump ha replicato che «gioca col fuoco».
Gli agenti che hanno ucciso Alex Pretti sono stati sospesi e Stephen Miller, lo stratega dell’immigrazione che l’aveva definito un «assassino», fa un passo indietro e incolpa gli uomini di Bovino: «Pare abbiano violato alcuni protocolli». Ma la ministra della Giustizia Pam Bondi è arrivata ieri a Minneapolis e ha annunciato 16 arresti di «rivoltosi» accusati di aver opposto resistenza e ostacolato gli agenti federali.
28 gennaio 2026
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