Un documento, apparentemente una semplice formalità, ha riacceso come un lampo un fuoco mai realmente spento: la strage di Capodanno a Crans Montana.

Stiamo parlando della ricevuta della cauzione da 200mila franchi svizzeri, il prezzo pagato per la libertà provvisoria di Jacques Moretti, proprietario del bar Le Constellation. Questo locale, nella notte dei festeggiamenti, si è trasformato in una trappola mortale, causando il decesso di quaranta persone, tra cui sei giovani italiani. La trasmissione “Fuori dal coro” ha mostrato in esclusiva questa prova inconfutabile, gettando un’ombra densa e inaspettata su un caso che sembrava avviarsi verso un percorso già tracciato. Il dettaglio più inquietante? Il pagamento non sarebbe stato effettuato dallo stesso Moretti, indagato per omicidio colposo, lesioni e incendio colposo, ma da un misterioso imprenditore ginevrino, descritto come vicino al suo entourage. Questa rivelazione non è un semplice aggiornamento delle indagini; è una detonazione che riapre ferite e pone interrogativi scomodi, alimentando un senso di urgenza e profonda curiosità sul vero volto di questa tragedia.

Cauzione e libertà: lo sdegno dell’italia e la reazione internazionale

La decisione delle autorità giudiziarie svizzere di concedere la libertà provvisoria a Moretti, a pochi giorni dalla tragedia e ora documentata da questa scottante ricevuta, ha scatenato una vera e propria tempesta di indignazione. In Italia, soprattutto tra i familiari delle vittime, la scarcerazione è stata percepita come un affronto, una scelta prematura e incomprensibile di fronte alla gravità dei fatti e al numero impressionante di vite spezzate. Quaranta persone, tra cui sei cittadini italiani, hanno perso la vita in quell’incendio, e la facilità con cui il proprietario del locale è tornato in libertà, grazie a una somma così ingente versata da terzi, ha inasprito ulteriormente i rapporti tra Roma e Berna. Le richieste di maggiore trasparenza e collaborazione nelle indagini si sono fatte più pressanti e ferme. La ricevuta, dunque, non è solo un pezzo di carta; è diventata un simbolo, la prova concreta di una decisione che non convince, che lascia sgomenti e che solleva un coro unanime di voci che chiedono risposte chiare e definitive. Il clima tra i due paesi è teso, e il peso di questa inattesa documentazione minaccia di incrinare ulteriormente la fiducia reciproca.

Crans-Montana_ricevuta_-_assowebtv_740
Il mistero dell’imprenditore: chi c’è dietro il pagamento?

La vera chiave di volta di questa nuova fase dell’indagine risiede nell’identità e nelle motivazioni del “misterioso imprenditore ginevrino”. Chi è questa figura che ha versato ben 200mila franchi svizzeri per Jacques Moretti? Quali legami lo uniscono al proprietario del Le Constellation? Questi interrogativi non sono meramente formali, ma aprono uno scenario inquietante su una possibile rete di relazioni e interessi ancora del tutto da svelare. Non è comune che una cauzione di tale entità venga pagata da terzi in un caso così delicato, con implicazioni penali così gravi. Questa circostanza suggerisce l’esistenza di un retroscena, di una motivazione forte che spinge qualcuno a proteggere Moretti, o forse a celare qualcosa di più profondo. Mentre Jacques Moretti è tornato a una forma di libertà, seppur provvisoria, le domande su quanto accaduto quella tragica notte a Crans Montana restano tutte sul tavolo, più vive e pressanti che mai. La pubblicazione di questa ricevuta non ha chiuso il caso, ma lo ha riaperto con una forza sorprendente, spingendo la ricerca di una verità completa e inequivocabile. La giustizia, per le quaranta vittime, esige di fare piena luce su ogni ombra, anche la più piccola, che avvolge questa vicenda.

Continua a leggere