L’Infortunio condanna Lorenzo a un passo dalla vittoria contro Djokovic ma lo consacra tra i grandi: era successo anche a Coppi e Pelé, e ora dietro ai due mostri c’è lui

Si sa che in campo Lorenzo Musetti dialoga spesso col Buon Dio e non sono mai preghiere. “Vuoi dire che lassù…”. Qualcuno ieri lo avrà pensato vedendolo seduto davanti al fisio che lo manipolava all’inizio del terzo set, nel quarto di finale contro Novak Djokovic. I primi due vinti con un certo agio, contro un Nole minore, ok, ma giocando da dio. Detto con rispetto. Aveva già un piede in semifinale, ipotizzava il terzo posto nel ranking, addirittura il sogno di una finale vinta, dopo 7 perse… E, invece, quel dolore maledetto, la resa, le lacrime, Nole che riconosce: “Meritavo di andare a casa io”. Un castello di carte da gioco che crolla quando posi in cima l’ultima carta. 

epifania—  

In genere si ritirano quelli che stanno due set sotto, non sopra. Che sfiga… Ma, attenzione: non guardatelo come Paperino Lorenzo accanto a Gastone Jannik. Da ieri il fumetto è cambiato. In genere è un trionfo che annuncia al mondo l’epifania di un campione: il giovane Coppi al Giro del ’40, il baby Pelé al Mondiale del ’58. Ieri è stata una sconfitta. Musetti si è arreso, ma ora il mondo sa che ha cambiato pelle; che dopo aver perso 9 volte da Djokovic, di fatto, lo ha battuto; che in prima fila dietro ai due Mostri, ora c’è anche il ragazzo di Carrara. Lo aveva promesso: “Nole si troverà davanti un nuovo Lorenzo”. Così è stato. Bello come sempre, ma più efficace. Soliti rovesci caravaggeschi, ma meno cerchi di Giotto in aria, più veloce sulla palla, più feroce al servizio, più saggio nel coprire il campo, atleticamente più forte. Ora il mondo lo sa: c’è un altro italiano pronto a scalare il cielo. Se Dio vuole.