di
Marco Bonarrigo
Il Giro d’Italia partirà l’8 maggio da Nessebar per concludersi il 31 maggio a Roma. Lo spettacolo di luci che unisce culture diverse
La novità sono i due velodromi, il Kolodruma di Plovdiv in Bulgaria e il leggendario Vigorelli di Milano, uno coperto e modernissimo, l’altro frutto di antica ingegneria e protetto solo da una sottile tettoia. Ma nella classifica dei luoghi del cuore, che a 100 giorni esatti dalla partenza del Giro d’Italia 2026 sono stati uniti per una notte da un filo di luce rosa, ci sono anche otto castelli, sette edifici religiosi, sei palazzi di governo, tre torri, due ponti, due fontane, due musei, un molo, un tempio, un teatro, due colonne, due archi di trionfo, una statua e un obelisco.
Difficile prevedere quale sarà il più bello, il più fotografato ma per salire sul podio del 2026 o vincere la maglia rosa del luogo più affascinante, il pettorale da favoritissimo tocca di sicuro al Tempio di Nettuno di Paestum davanti a cui partirà la sesta tappa che corre verso Napoli, uno dei templi greci meglio conservati in assoluto, un capolavoro che emoziona mezzo milione di turisti l’anno. Della squadra dei super favoriti fanno parte anche il Maschio Angioino a Napoli, l’Arco di Augusto di Aosta, piazza del Popolo a Roma.
Ma il Giro è da sempre palcoscenico per gli outsider e terra di conquista per i più coraggiosi. Alla partenza da Nessebar, l’antica Menebria fondata dai Traci, scopriremo la cinta muraria realizzata dai Greci e poi conquistata dai romani. A Sofia il Giro sprinterà davanti al Palazzo della Cultura, a Cosenza arriverà al Castello Normanno-Svevo costruito prima del Mille. Il primo traguardo in salita, quello che nella settima tappa porterà in cima al Blockhaus, incornicerà l’Eremo di Santo Spirito a Maiella, straordinario complesso religioso intagliato nella roccia calcarea quasi 800 anni fa.
Nata per omaggiare i giganti Costante Girardengo e Fausto Coppi nelle loro terre, la Imperia- Novi Ligure ha cerchiato di rosa il Museo dei Campionissimi dove sono conservate le loro bici mentre con l’Arco di Augusto di Aosta si torna ad apprezzare l’arte costruttiva imperiale romana.
A rappresentare l’altissima montagna ci pensa la Croce del Corno alle Scale, sull’Appennino emiliano, manufatto moderno in ferro da cui però nelle giornate limpide si ammira un panorama con pochi eguali in Italia: il profilo delle Alpi a nord, Firenze ed il porto di Livorno ma anche il mar Tirreno e le isole della Sardegna, Corsica, Elba e addirittura il Mar Adriatico.
Il Giro d’Italia 2026 abbraccerà tre grandi metropoli. Dopo la conferma di Roma e Napoli, il 24 maggio torna in scena quella Milano che per anni era rimasta ai margini della corsa rosa. Quel giorno — una domenica — il capoluogo lombardo ha deciso di essere nuovamente protagonista chiudendo le strade al traffico per un circuito cittadino che permetterà ai tifosi di vedere più volte i loro beniamini da vicino, nella città dove tutto è nato nel 1909.
La foto del vecchio, meraviglioso Vigorelli (non più omologabile per le gare) è un messaggio ai governanti: siamo l’unica nazione al mondo senza una pista di ciclismo coperta di proprietà pubblica dove allevare i nostri campioni. Il Giro del prossimo futuro ha voglia di dipingerla di rosa.
29 gennaio 2026 ( modifica il 29 gennaio 2026 | 07:19)
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