Per l’acquisto e l’installazione di caldaie e stufe è possibile utilizzare una serie di agevolazioni che possiamo racchiudere nella categoria bonus pellet 2026. Ci riferiamo a una serie di misute, come il bonus ristrutturazioni, l’Ecobonus, il bonus mobili e il Conto Termico 3.0, che, indirettamente, permettono di ottenere dei contributi diretti o portare in detrazione l’acquisto effettuato. Quanti dovessero pensare ad installare una stufa a pellet devono ricordare che, per l’acquisto del combustibile, nel 2026 viene applicata inoltre l’Iva al 22%.

Agevolazioni fiscali per le stufe a pellet

Le famiglie, nel corso del 2026, possono percorrere tre strade distinte per accedere a degli incentivi per l’acquisto e la sostituzione degli impianti a pellet. Le agevolazioni sono regolate da due differenti aliquote e dal consolidamento del Conto Termico 3.0.

Bonus ristrutturazioni

Il bonus pellet, a partire dal 1° gennaio 2026 di quest’anno, passa attraverso il bonus ristrutturazioni, che è stato confermato fino al 31 dicembre. Le agevolazioni si differenziano sulla base della tipologia di immobile sul quale vengono effettuati i lavori:

  • per l’abitazione principale la detrazione è confermata al 50%;
  • per la seconda casa e gli altri immobili scende al 36%.

Il massimale di spesa agevolabile è stato fissato a 96.000 euro per ogni unità immobiliare.

Ecobonus

L’Ecobonus è una delle alternative per poter accedere agevolare l’acquisto delle stufe a pellet, anche se, a partire dal 1° gennaio 2026, la detrazione fiscale non è più fissa al 65%, ma funziona nello stesso modo di quella prevista per il bonus ristrutturazioni: al 50% per la l’abitazione principale e al 36% per le seconde case e gli altri immobili. Il tetto massimo di spesa agevolabile per le caldaie a biomasse è stato fissato a 30.000 euro per unità immobiliare.

Per riuscire a ottenere l’Ecobonus non è sufficiente acquistare una stufa, ma è necessario rispettare dei criteri tecnici particolarmente stringenti:

  • si deve sostituire un vecchio modello, l’agevolazione è prevista solo quando c’è un impianto di riscaldamento preesistente che deve essere cambiato, anche solo parzialmente;
  • il nuovo modello deve avere una certificazione 5 stelle;
  • da un punto di vista energetico, il rendimento utile non deve essere inferiore all’’85%;
  • dovrà essere utilizzato del pellet certificato Enplus A1 (o equivalente) per l’intera vita utile dell’impianto;
  • entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori o dal collaudo è necessario trasmettere la pratica telematicamente al portale dell’Enea, per comunicare il risparmio energetico (se non lo si fa, si rischia di perdere l’incentivo).

Bonus mobili

Nel caso in cui si dovesse acquistare una stufa a pellet a seguito di una manutenzione straordinaria o una ristrutturazione edilizia, è possibile accedere al bonus mobili 2026.

In questo caso è possibile ottenere una detrazione fiscale del 50% su una spesa massima di 5.000 euro.

Come e quando arriva il rimborso

In questi casi la detrazione Irpef viene recuperata in 10 quote annuali di pari importo direttamente nella dichiarazione dei redditi. In altre parole il contributo permette di risparmiare sulle imposte che devono essere versate.

Per gli interventi che vengono effettuati nel corso del 2026 non è più possibile optare per la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Come devono essere effettuati i pagamenti

Per l’Ecobonus e il bonus ristrutturazioni è necessario effettuare il pagamento con il famoso bonifico parlante, nella cui causale deve essere indicata la norma di riferimento dell’agevolazione, il codice fiscale del beneficiario e la partita Iva del fornitore.

Per il bonus mobili, invece, è possibile utilizzare il bonifico normale, ma è opportuno far riferimento alla norma all’interno della causale. Nel caso in cui dovessero essere usati il bancomat o la carta di credito, il pagamento viene considerato effettuato nel giorno in cui è stata utilizzata la carta non quello di addebito sul conto corrente.

Come funziona il Conto Termico 3.0

Chi volesse ottenere il bonus pellet 2026 passando dal Conto Termico 3.0 riesce ad ottenere il rimborso diretto, che viene accreditato direttamente sul conto corrente. Nel caso in cui la cifra dovesse essere inferiore a 15.000 euro, l’accredito arriva entro 90 giorni dalla fine del lavori.

Questa misura permette di coprire fino al 65% della spesa che è stata sostenuta per la sostituzione di un vecchio impianto – che può essere a gasolio, legna o carbone – con uno a pellet ad alta efficienza.

Per gli enti del terzo settore che sono situati in un Comune con meno di 15.000 euro, il contributo può arrivare al 100% della spesa sostenuta.

Niente Iva agevolata sul pellet nel 2026

L’aliquota Iva sui pellet, nel 2026, è quella ordinaria al 22%. Nel corso degli ultimi anni il Governo è intervenuto con delle riduzioni temporanee per contrastare il caro energia: ma per il 2026 non sono state confermate delle proroghe strutturali all’aliquota agevolata.

Nel corso degli ultimi il regime fiscale dei pellet è stato modificato più volte:

  • fino al 2022 l’aliquota Iva era al 22%;
  • nel 2023 c’è stata la riduzione straordinaria al 10% (è stata in vigore tutto l’anno);
  • a gennaio e a febbraio 2024 è stata mantenuta l’aliquota al 10%;
  • dal 1° marzo 2024 è stata applicata definitivamente l’aliquota al 22%.

Al momento non è previsto un bonus pellet sociale che si basi esclusivamente sull’Isee che possa essere utilizzato per l’acquisto del combustibile. L’accesso ad altri sussidi energetici generali coinvolge esclusivamente il gas, salvo la presenza di bandi regionali che integrano gli incentivi presenti a livello nazionale.

Iva sull’installazione al 10% anche nel 2026

È importante distinguere tra l’Iva che viene applicata sul pellet come combustibile, che come abbiamo visto è al 22%, da quella che deve essere applicata sui servizi e i beni relativi all’impianto.

Quando viene acquistata una stufa a pellet nell’ambito di un intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria su degli immobili a destinazione abitativa, si applica l’Iva agevolata al 10% sulla prestazione dei servizi e, almeno entro certi valori, sui beni significativi.