di
Viviana Mazza

La minaccia del presidente degli Stati Uniti, la risposta di Teheran: pronti alla guerra, reagiremo come mai visto prima e colpiremo anche Israele. Il cancelliere tedesco Merz: «Il regime ha i giorni contati»

DALLA NOSTRA INVIATA 
MINNEAPOLIS – Trump ha alzato nuovamente i toni contro l’Iran ieri, suggerendo che se il Paese non accetta una serie di richieste del governo americano potrebbe essere attaccato «con velocità e violenza».
«Una massiccia Armata si sta dirigendo verso l’Iran», ha avvertito il presidente americano sul suo social Truth. «Speriamo che l’Iran si sieda presto “al tavolo” e negozi un accordo giusto ed equo — NESSUNA ARMA NUCLEARE… Il tempo sta scadendo». Ha avvertito che un nuovo attacco sarebbe «molto peggiore» del raid di giugno contro i siti nucleari. E ha fatto un paragone diretto con il Venezuela: «È una flotta più grande, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln, rispetto a quella inviata in Venezuela» e «come in Venezuela pronta, disposta e capace di adempiere rapidamente alla sua missione, con velocità e violenza, se necessario».

Fonti americane ed europee dicono al New York Times che le richieste della Casa Bianca all’Iran sono tre: stop permanente ad ogni arricchimento dell’uranio, limiti alla gittata e al numero di missili balistici e cessare l’appoggio a milizie per procura come Hamas, Hezbollah e gli Houthi



















































È significativa l’assenza dalle richieste di ogni riferimento ai manifestanti scesi nelle strade in Iran, ai quali Trump aveva promesso il suo aiuto.

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Testimoniando ieri alla Commissione Affari Esteri del Senato, il segretario di Stato Marco Rubio è parso più prudente: ha suggerito che il posizionamento di forze Usa nella regione — la Lincoln (che vanta tre cacciatorpediniere, aerei Stealth F-35c e altre sei navi da guerra) più aerei spia e droni — è una mossa difensiva: «Per difenderci da quella che potrebbe essere una minaccia iraniana contro il nostro personale»; però non ha escluso che le forze americane potrebbero anche «attaccare preventivamente» l’Iran. «Spero che non si arrivi a questo». Per Rubio il regime è «probabilmente più debole che mai» e «la loro economia è al collasso», ma «nessuno sa» chi prenderebbe il potere qualora la Guida suprema Ali Khamenei venisse rimossa, e dunque lo scenario sarebbe «molto più complesso» del Venezuela e richiederebbe una riflessione «molto attenta». Anche per il cancelliere tedesco Merz «un regime che può mantenere il potere solo con la forza bruta e il terrore contro la propria popolazione ha i giorni contati».

La Repubblica Islamica ha risposto con toni di sfida a Trump. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha scritto su X che le forze armate dell’Iran hanno «il dito sul grilletto per rispondere immediatamente e con la forza a qualsiasi aggressione», che destabilizzerebbe l’intera regione (i vicini del Golfo non la vogliono) e «si trascinerebbe molto più a lungo delle scadenze fantasiose che Israele… cerca di vendere alla Casa Bianca» (l’Iran sa bene che Trump non vuole una guerra prolungata). Il ministro ha aggiunto che l’Iran non ha preso una decisione sui negoziati ma «la diplomazia non può arrivare a risultati attraverso le minacce militari».

La Repubblica Islamica non sembra pronta a cedere alle richieste di Trump: la indebolirebbero ulteriormente. Non sembra che il regime abbia ripreso ad arricchire l’uranio, seppellito in profondità, ma non sembra neanche pronto a ridurre il raggio dei missili che considera un deterrente contro Israele; però, date le difficoltà economiche, alcuni esperti credono che l’Iran potrebbe ridurre l’appoggio alle milizie per procura. Il consigliere di Khamenei Ali Shamkhani ha detto che ogni azione militare Usa verrà considerata «l’inizio di una guerra»: la risposta, immediata prenderà di mira anche Israele. Teheran tenta di avvertire Washington del costo di uno scontro: storicamente il regime ha cercato di limitare l’escalation, ma oggi sente a rischio la propria sopravvivenza ed è più imprevedibile .

29 gennaio 2026 ( modifica il 29 gennaio 2026 | 09:31)