di
V. Mart.

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha esteso la rimborsabilità di liso-cel a quei malati più «difficili» che così hanno maggiori possibilità di guarire

È disponibile anche in Italia una nuova terapia per i pazienti con un linfoma che sono refrattari (ovvero non rispondono) alla chemio-immunoterapia di prima linea o che, dopo averla terminata, hanno una recidiva entro 12 mesi
L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha, infatti, approvato la rimborsabilità della terapia cellulare con CAR-T, lisocabtagene maraleucel (liso-cel) per il trattamento di adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), linfoma a cellule B ad alto grado (HGBCL), linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B (PMBCL) e linfoma follicolare di grado 3B (FL3B). Si tratta di patologie aggressive, che tendono spesso a ripresentarsi e la nuova cura ha dimostrato di aumentare le possibilità di guarigione definitiva.

Linfomi non Hodgkin aggressivi

Il linfoma diffuso a grandi cellule B, la forma più comune di linfoma non-Hodgkin, rappresenta circa il 30% di tutti i linfomi aggressivi, che hanno un decorso clinico più rapido e richiedono un trattamento tempestivo. È un tumore del sangue caratterizzato da una rapida crescita dei linfociti B, un tipo di globuli bianchi (cellule del sistema immunitario), che viene diagnosticato circa a 13.200 italiani ogni anno
Anche il linfoma a cellule B ad alto grado, il linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B (che si presenta sempre più spesso negli adolescenti e nei giovani adulti) e il linfoma follicolare di grado 3B sono forme aggressive di linfoma non Hodgkin. «I linfomi sono patologie curabili e in molti casi guaribili, grazie alla disponibilità di numerose terapie che, negli ultimi anni, hanno cambiato lo scenario del trattamento – spiega Paolo Corradini, professore di Ematologia all’Università degli Studi di Milano e direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Circa il 70% dei pazienti con linfomi aggressivi può guarire e le persone con linfomi indolenti possono ottenere una sopravvivenza libera da malattia molto lunga, fino a 15 anni». 
L’approvazione di questa questa nuova CAR-T, lisocabtagene maraleucel, interessa nello specifico proprio quei malati che non traggono benefici dalla chemio-immunoterapia di prima linea perché non ha alcun effetto sul loro tumore (sono refrattari) o perché hanno subito una ricaduta in tempi brevi.



















































Lo studio: così migliora la risposta dei malati 

Nello studio TRANSFORM, che ha coinvolto 184 pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B, la sopravvivenza mediana libera da eventi,  dopo un follow-up mediano di quasi 34 mesi, ha raggiunto 29,5 mesi con liso-cel rispetto a 2,4 mesi con lo standard di cura, costituito da chemioterapia seguita dal trapianto autologo.  A tre anni la sopravvivenza libera da progressione di malattia al 51% rispetto al 26,5% e la sopravvivenza globale al 63% rispetto al 52%.
Liso-cel è già disponibile in Italia da giugno 2024 per i pazienti in recidiva o refrattari al trattamento dopo due o più linee di terapia sistemica. «L’estensione della rimborsabilità di liso-cel da parte di Aifa riguarda i pazienti che presentano recidiva dopo la prima linea: in questo modo, viene anticipato il trattamento con la terapia cellulare – chiarisce Corradini -. Nello studio TRANSFORM, i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B trattati con liso-cel continuano a mostrare un miglioramento della sopravvivenza libera da eventi e della sopravvivenza libera da progressione. Non solo. Migliora il tasso di risposta completa, che in una malattia aggressiva come il linfoma a grandi cellule B è il prerequisito per guarire, è stato pari al 74% rispetto al 43%: questo aumento  si traduce in un miglioramento della sopravvivenza”».

Una «rivoluzione» nella cura del cancro 

La CAR-T therapy è una delle più grandi conquiste della ricerca scientifica e una delle maggiori «rivoluzioni» nella cura del cancro: ha cambiato nel giro di pochi anni le prospettive per malati con tumori del sangue per i quali «non c’era più nulla da fare» (non erano riusciti a ottenere risultati con tutte le altre cure disponibili) e che ora possono persino guarire e riprendersi a pieno la vita. Oggi sono disponibili diverse CAR-T, che consistono in una modifica genetica dei linfociti T del paziente, che vengono indotti a eliminare le cellule neoplastiche una volta reinfusi.
Fanno parte delle cosiddette terapie avanzate e nello specifico sono terapie in parte cellulari, in quanto utilizzano linfociti T del paziente, in parte geniche, dato che i linfociti T vengono modificati geneticamente.
«Le CAR-T sono “chemio-free“, cioè non prevedono l’utilizzo in associazione alla chemioterapia, con importanti vantaggi per i pazienti – continua Corradini -. Inoltre, nei pazienti refrattari alla chemioterapia, le CAR-T possono determinare guarigione quando le cure tradizionali, come la chemioterapia, il trapianto o la radioterapia, non offrono vantaggi. Nello studio TRANSFORM, liso-cel ha dimostrato di essere un trattamento efficace, di breve durata perché basta una singola infusione, in grado di garantire una buona qualità di vita e un miglioramento delle possibilità di cura». 

«I rilevanti progressi compiuti negli ultimi anni nella cura delle neoplasie del sangue, come l’impiego delle terapie CAR-T, hanno profondamente cambiato il percorso terapeutico di molti pazienti, aprendo nuove prospettive anche per chi fino a poco tempo fa aveva opzioni limitate – conclude Giuseppe Toro, presidente nazionale AIL (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma) -. In questo scenario in rapida evoluzione, è fondamentale che i pazienti non si sentano soli e possano contare su una presa in carico che vada oltre l’aspetto strettamente clinico. I bisogni dei pazienti con linfoma sono complessi e riguardano anche il supporto psicologico, l’accesso a informazioni mediche corrette e certificate, l’orientamento nei percorsi di cura e l’assistenza costante durante tutte le fasi della malattia. AIL è da sempre impegnata a rispondere a queste esigenze offrendo un supporto concreto attraverso la rete dei volontari, più di 17.000 in tutta Italia, e delle Case alloggio AIL, che permettono ai malati e alle loro famiglie di affrontare le cure con maggiore serenità, vicino ai centri ematologici». 

29 gennaio 2026

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