di
Andrea Laffranchi

L’artista in gara con «Qui con me»

L’altro lato di Serena Brancale. Se l’anno scorso la cantautrice si è presentata a Sanremo con il tormentone «Anema e core», platinata e scatenata, per questa edizione la vedremo con una ballad intima, capelli scuri e ferma sul palco. «Qui con me», la canzone in gara è «una lettera che dedico a mia madre» scomparsa sei anni fa. «Avevo bisogno di tempo per trovare le parole giuste: non avrò nessuna maschera, non giocherò con nessun colore e porto sul palco la verità. Sarà una performance scarna, non toccherò nemmeno l’asta del microfono, niente gesti da cantante», racconta evidentemente emozionata. 

L’abito per il sabato sera

«Nelle prove penso a lei, ma anche a mio padre e a mio fratello, alla forza che mi danno. E mia sorella Nicole dirigerà l’orchestra. Devo avere piani alternativi perché la lacrima è facile. È una persona che sento accanto a me». E per averla ancora più vicina Brancale racconta che indosserà «uno dei suoi abiti la sera della finale: lo avevamo comprato insieme». Quello che ci tiene a sottolineare è che non sarà un’atmosfera dark: «Non voglio dare una sensazione triste, ma pensare che queste parole siano una cura per chi ha vissuto quello che ho vissuto io, per capire che nessuno scompare veramente». 



















































Il ritorno all’anima jazz

L’altro lato, e non un lato nuovo, perché Serena, prima della fase tormentoni inaugurata da «Baccalà» nel 2024, era già stata a Sanremo in versione vellutata, elegante e jazzata fra le Nuove Proposte e quella direzione aveva dato alla sua carriera. Tanto che nella serata cover della scorsa edizione portò con Alessandra Amoroso una versione da brividi di «If I Ain’t Got You» di Alicia Keys. «Tre anni fa sognavo Sanremo per i ragazzi che partecipavano alle mie masterclass, l’anno scorso è stata una festa, ora è il momento della consapevolezza». Non ha paura di disorientare il pubblico. «Chi mi conosce da tempo conosce questo mio modo di esprimermi. Ma anche chi è venuto ai concerti di quest’estate ha sentito “Anema e core” in versione a cappella e un momento da sola pianoforte e loop. Sono entrambe le cose, la festa ma anche qualcosa di diverso. E il disco che uscirà a primavera sarà sia diavolo che acqua santa». 

Il caso Eurovision

Se dovesse arrivare la vittoria, farà come Levante che non andrebbe all’Eurovision in segno di protesta per la presenza di Israele? «Non ci sto pensando, ma rispetto chi si mette da parte e anche chi pensa che puoi andare e usare l’occasione per dare un messaggio».

29 gennaio 2026