di
Gaia Piccardi, inviata a Melbourne
La tennista americana, beccata dalle telecamere mentre spaccava la racchetta negli spogliatoi, si lamenta: «Non è giusto essere inseguiti dalle telecamere anche fuori dal campo»
Una tennista favorita per il titolo dell’Australian Open, e nettamente sconfitta prima della finale, ha il sacrosanto diritto di fracassare la racchetta lontano dall’occhio delle telecamere? La risposta naturalmente è sì, ma all’Australian Open osservata h24 dall’occhio indagatore del Grande Fratello, a Coco Gauff non è stato possibile.
Il tema della privacy s’impone a Melbourne, giocatori e giocatrici insorgono in difesa dell’americana, che si lamenta: «Bisognerà parlare con il torneo, ho la sensazione di essere seguita ovunque, che ci siano telecamere in ogni luogo. Forse dobbiamo rivedere questo modello di comunicazione» osserva Coco, buttando la palla nel campo di Craig Tiley, il direttore del primo Slam della stagione, già nell’occhio del ciclone per il tempismo con cui, nei giorni scorsi di caldo torrido, ha ordinato la chiusura e la riapertura del tetto del centrale. La bolla sta scoppiando: da una parte c’è l’esigenza dei tornei di creare engagement con i tifosi, caricando sui social contenuti un tanto al chilo, a volte di qualità e altre un po’ meno (sempre più spesso l’intelligenza degli atleti è messa a dura prova dalla stupidità dei giochini nei quali vengono coinvolti ma pare che alla massa piacciano) però ormai la competizione tra i quattro Major che dominano il circuito si gioca anche su questi particolari. Tra Melbourne, Parigi, Londra e New York è guerra di ascolti televisivi, presenze on site (l’Australian Open quotidianamente disintegra i record dell’anno scorso), incasso, biglietti venduti. Ma anche di clic e visualizzazioni social.
E allora Tiley si è inventato il dietro le quinte del torneo spinto all’estremo, con i giocatori ripresi dal momento in cui entrano nel circolo, mentre interagiscono tra di loro, sbadigliano, parlano con i coach, fanno palestra, imboccano il tunnel che li porta sul campo. Tutto innocente, graditissimo dai tifosi (ricordate Federer che torna bambino nascondendosi dietro un angolo e spaventando il team…?), entertaining. The show must go on. Fino allo sfogo di Coco, colta in flagrante in un momento di frustrazione privato, denudata come se fosse sotto la doccia, e data in pasto alla diretta interplanetaria (la stessa cosa era successa a Sabalenka sconfitta in finale da Keys nel 2025).
Cosa è giusto? Cosa sbagliato? Dove finisce il diritto di cronaca e dove comincia quello alla privacy? Se ho due milioni di followers su Instagram, ho il dovere di essere osservato senza filtri né limiti? È il tema del nostro tempo, di un mondo interconnesso e sempre più violentemente sociale, chi di social ferisce di social perisce, però anche essere personaggio pubblico dovrebbe avere un perimetro, delle leggi non scritte. E invece sempre più spesso manca il buonsenso.
«Accolgo le proteste, rivedremo l’utilizzo delle telecamere – promette Tiley al centro del fuoco amico -, che già non sono negli spogliatoi, nel ristorante, in altre aree sensibili. Però i tifosi vogliono vedere i loro beniamini anche quando non giocano, vogliono sapere cosa fanno al tennis nel tempo libero. E noi li avvertiamo con i cartelli: qui c’è una telecamera». Come a dire: ha sbagliato Coco, poteva andare a fracassare la sua racchetta altrove.
Jessica Pegula, semifinalista a Melbourne, sta con Gauff: «Non esiste più privacy, è un’invasione continua, adesso basta». Jannik Sinner, richiesto di un parere, è stato come sempre sfumato: «capisco la frustrazione di Coco, aveva appena perso. Noi atleti investiamo la vita sul cercare di essere la migliore versione di noi stessi, rompere una racchetta può succedere…».
Il tema verrà discusso nel prossimo board dei quattro Slam, che sono imprigionati tra la necessità di non scontentare i top players, cioè i loro maggiori azionisti, ma nemmeno il pubblico, che pagando il biglietto tiene in vita lo spettacolo, permette gli incassi da urlo e, di conseguenza, gli investimenti sulle infrastrutture. Quanto a Coco, ha imparato la lezione: la prossima volta la racchetta la spacca in camera d’albergo, a scoppio ritardato ma privato, trattenendo la rabbia qualche metro in più.
29 gennaio 2026 ( modifica il 29 gennaio 2026 | 12:20)
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