Peccato che si discuta poco sui dati della ricchezza finanziaria e immobiliare degli italiani. L’ultima rilevazione dell’Istat e della Banca d’Italia registra una perdita, a prezzi costanti, tra il 2024 e il 2021, del 5 per cento. Il picco inflazionistico, come è avvenuto in parte sui salari lordi, non è stato del tutto recuperato. Il patrimonio delle famiglie italiane, a fine del 2024, è stato pari a 11 mila 732 miliardi, in aumento del 2,8 per cento sull’anno precedente. Il rapporto tra ricchezza netta e reddito disponibile lordo è rimasto stabile in Italia mentre è diminuito, per il terzo anno consecutivo, in Francia e nel Regno Unito. Gli italiani sono più proprietari delle case che abitano rispetto ai cittadini di altri Paesi. Sono meno indebitati, diffidano dei mercati azionari. Non ragionano sui tempi lunghi. Continuano a mantenere una parte rilevante dei propri risparmi bloccati sui conti correnti bancari, di fatto non remunerati (gli istituti di credito ringraziano e ingrassano).
Colpisce che, in un periodo in cui i mercati finanziari hanno inanellato record su record, il risparmio italiano ne abbia beneficiato così poco. Questo dipende anche dal fatto che solo il 15,4 per cento del patrimonio delle famiglie italiane è affidato all’industria del risparmio gestito, cioè sia investito con criteri professionali. Sarebbe interessante capire anche come è stata la dinamica dei costi delle gestioni italiane, rispetto a quelle di altri Paesi. E, in particolare, quella dei prodotti assicurativi.
Il quadro in questo modo sarebbe completo e forse getterebbe una luce più vera su come venga effettivamente tutelato il risparmio degli italiani, protetto dall’articolo 47 della nostra Costituzione. L’unica vera, ultima, ricchezza del Paese.
29 gennaio 2026
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