Recensione di
Paola Casella

giovedì 29 gennaio 2026

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Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d’Italia (anzi, d’Europa, dice lui) viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar e Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco in scatola, il Crime Castle, best seller dell’azienda. Lo spot sarà girato in Val d’Aosta, e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono anche la seconda moglie di Carlo, Laura, la promessa sposa di Walter, Miranda, l’ex proprietario Elvio che conosce tutta la storia del castello, l’assistente di Carlo Serena e suo marito Olmo, e la sorellastra di Walter, India.

C’è anche uno youtuber, OneSlot, che dovrebbe acquistare la Gulmar e Gulmar attraverso la sua società, la Slot House. E arrivano infine anche un brigadiere scelto “male”, Vanni Cuozzo, e il suo appuntato Tarda, montanaro ecologista. Quando una valanga isola tutta l’improbabile compagnia all’interno del castello e spunta il classico cadavere, i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell’edificio, e il detective Agata dovrà risolvere il mistero.


Agata Christian – Delitto sulle nevi è paradossale fin dal titolo, che strizza l’occhio alla celebre autrice di gialli ma anche a Christian De Sica nel ruolo centrale del detective dall’aplomb fra il pariolino e il britannico (eccezion fatta per le svariate esclamazioni scatologiche).


Il team di sceneggiatori, composto da Mariano Di Nardo, Federico Fava e Antonio Manca insieme al regista Eros Puglielli, costruisce una storia giallo-comica sulla falsariga di classici del genere come Invito a cena con delitto, con un tocco della saga di Una pallottola spuntata e citazioni che vanno da Frankenstein Junior a Febbre da cavallo e persino Caccia alla volpe, in omaggio a De Sica padre. Le assurdità non si contano e siamo ben lontani da capolavori come Crimen, ma la collezione incessante di battute surreali riesce a creare un mini effetto valanga (il calembour è intenzionale) che strappa più di una risata e potrebbe trasformare il film in un piccolo cult.

La regia di Puglielli, la fotografia di Michele D’Attanasio e il montaggio di Gianluca Scarpa mantengono un ritmo veloce da farsa stralunata, e nel cast gioca bene di sponda il trio De Sica-Lillo-Paolo Calabresi (con inspiegabile accento alla Sinner, pur essendo in Val d’Aosta), mentre Maccio Capatonda fa da solista e l’anello debole è Tony Effe nei panni di One Slot, evidente tentativo di acchiappo del pubblico più giovane.

Le attrici in scena – Ilaria Spada, Chiara Francini, Sara Croce e Alice Pagani tengono botta, e due raffinati della commedia come Marco Mazzocca ed Enzo Paci si adeguano all’insieme. Gli attacchi degli animali del bosco al brigadiere Cuozzo sono veramente demenziali e il trash è sempre dietro l’angolo, ma sembra che gli attori si siano divertiti a prestarsi a questo festival del nonsense, e se ci si abbandona allo swing delirante, anche il pubblico – forse – gradirà.

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