Una lunga nota dell’azienda che gestisce parte del traffico della Rete mondiale: «Piracy Shield sta danneggiando Internet in Italia senza effettivamente risolvere il problema della pirateria. Scoraggia gli investimenti e rischia di compromettere i servizi essenziali che poggiano sulla rete»
Cloudflare, il colosso americano che gestisce una buona parte del traffico di Internet, farà ricorso contro la multa inflitta da Agcom per le presunte inadempienze sul Privacy Shield, lo strumento predisposto per bloccare le trasmissioni pirata, soprattutto legate al calcio e alla Serie A. E decide di anticipare i temi legali con una lunga nota che, forse non a caso, arriva a una settimana dalla partenza dell’Olimpiade Milano-Cortina. In occasione dell’evento mondiale, Cloudfare aveva minacciato di sospendere la protezione di cybersicurezza offerta pro bono. L’azienda ritiene che la legge sul Piracy Shield, su cui l’Authority ha basato la propria decisone, sia fondamentalmente imperfetta, tecnicamente pericolosa e rischi di causare «un’interruzione generalizzata dell’economia digitale in Italia». Lo sostiene nella nota Matthew Prince, co-fondatore e ceo di Cloudflare: «Piracy Shield sta danneggiando Internet in Italia senza effettivamente risolvere il problema della pirateria. La piattaforma gestita da Agcom non sta solo impattando Cloudflare, ma minaccia ogni aspetto di Internet in Italia, scoraggia gli investimenti e rischia di compromettere i servizi essenziali che poggiano sulla rete. E tutto questo perché l’Agcom non comprende come funziona Internet e ha lasciato che soggetti privati dettassero cosa gli utenti possono vedere».
L’attacco all’agenzia italiana è duro e strutturato. «E’ utile sottolineare che l’Agcom ha imposto la sanzione per presunta inosservanza del Piracy Shield, nonostante Cloudflare avesse già avviato le procedure legali previste per contestare la normativa», prosegue la nota. «Questa azione coercitiva, unita alle vulnerabilità tecniche intrinseche della legge, segna un pericoloso punto di svolta per Internet in Italia e per il proseguimento della permanenza in Italia di aziende tecnologiche internazionali».
Per la piattaforma inoltre la sanzione di 14 milioni di euro «è particolarmente preoccupante perché estendere la legge a un’azienda come Cloudflare appare incompatibile con la normativa europea (in particolare con il Digital Services Act). Anche se la legge fosse applicabile, l’Agcom avrebbe un limite massimo per sanzionare un’azienda, in particolare non più del 2% del fatturato dell’anno precedente. Sulla base dei profitti registrati da Cloudflare in Italia nel 2024, qualsiasi sanzione dovrebbe quindi raggiungere un massimo di 140.000 euro, mentre la sanzione comminata da Agcom è 100 volte superiore al limite legale, sulla base di un’argomentazione giuridica scorretta. Questo tipo di comportamento sconsiderato delle autorità di regolamentazione dimostra perché sia quasi impossibile per le aziende operare in Italia».
La «bacchettata» diventa quindi anche di natura tecnica. «L’attuale versione di Piracy Shield, fraintende di fatto l’architettura di Internet. Mentre Internet è progettata per la resilienza, ovvero per instradare i dati su più percorsi, Piracy Shield mira a bloccare tali percorsi invece di rivolgersi alla fonte dei contenuti. Questo è paragonabile a un enorme
condominio in cui un inquilino non paga la bolletta della luce, e invece di interrompere la corrente a quella specifica unità, l’azienda elettrica taglia la linea principale all’intero edificio. Il meccanismo è dunque inefficace per bloccare i contenuti e danneggia gli utenti di Internet italiani». Quindi l’attacco duro sulla natura del Privacy Shield. «Altrettanto preoccupante è il fatto che la piattaforma del Piracy Shield sia stata sviluppata e donata all’Agcom da un gruppo con interessi particolari, SpTech, società collegata allo studio legale (lo Studio Previti, ndr)che rappresenta uno dei principali beneficiari diretti di Piracy Shield, la Lega Nazionale Professionisti Serie A. Piracy Shield consente a privati di aggirare i tribunali, concedendo loro il potere di attivare blocchi automatici di Internet senza alcuna supervisione umana. Questa procedura accelerata di 30 minuti ignora le regole fondamentali del giusto processo e minaccia la stabilità dell’infrastruttura digitale italiana».
Infine le conclusioni, in attesa di una replica. «A pochi mesi dal suo lancio, Piracy Shield ha causato gravi interruzioni di Internet ad utenti innocenti, persone che non avevano fatto nulla di male e che sono state coinvolti nell’overblocking di siti. Dalle piccole imprese alle ONG che si occupano di donne e bambini vulnerabili, l’elenco delle vittime di questi blocchi automatici continua a crescere, dimostrando una totale mancanza di precisione e attenzione».
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29 gennaio 2026 ( modifica il 29 gennaio 2026 | 13:39)
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